La pornografia del dolore, ma in modica quantità

Un maestro indiscusso della pornografia del dolore: Bruno Vespa

Ieri non ho visto, né ho avuto nemmeno per un solo secondo la tentazione di aprire il video sull’esecuzione del poliziotto durante la strage di Parigi. Né credo lo vedrò mai, come per altri video del genere, altre foto, altri spezzoni tv. Perché è da un po’ di tempo che lo faccio. Evito cioè cose che non c’entrano nulla con il diritto di cronaca e non aggiungono niente di più di ciò che potrei sapere sull’argomento in questione. È la mia personale rivendicazione contro la pornografia del dolore. Che a quanto pare, come spiega benissimo Massimo Mantellini – Una cosa lunga sui rapporti fra giornalismo e rete – sembra essere un fenomeno particolarmente accentuato soprattutto tra i media italiani:

Perché curiosamente in Italia molto più che altrove l’informazione editoriale di maggior prestigio naviga dentro una sostanziale ambiguità: impagina un prodotto di carta piuttosto simile a quello della concorrenza negli altri paesi, contemporaneamente strizza l’occhio sulla propria versione web alle scelte più discutibili tipiche dell’ambiente informativo digitale (sesso, notizie urlate, tragedie orribili riccamente descritte per immagini, bufale, pettegolezzi ecc). I siti web di corriere.it (molto), di Repubblica (un po’ meno) e de La Stampa (molto meno) per limitarmi ai tre principali giornali italiani, scimmiottano nella propria offerta di notizie web il mix che garantisce molti click e poco decoro, un prezzo che si sceglie di pagare in nome della sostenibilità del proprio modello economico.

E pensare poi che proprio per evitare questi eccessi – mica da mo’, ma quasi vent’anni fa – è stato approvato uno specifico codice deontologico in cui per quanto riguarda la tutela della dignità della persona l’articolo 8 dice espressamente:

Salva l’essenzialità dell’informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona, né si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell’immagine.

Certo, tutto sta poi capire quale sia in Italia questa benedetta essenzialità dell’informazione. Come stabilire cioè il limite da non superare. E, come nel caso del consumo per esempio di sostanze stupefacenti, individuare quale possa essere, insomma, la cosiddetta modica quantità. Anche se credo di avere il vago sospetto di sapere in cosa consista, non sarebbe male far svolgere però tale confronto nelle sedi più opportune. O forse c’è qualcosa di meglio di un bel talk show moderatamente urlato e rissoso al punto giusto? Aspetto, fiducioso, in trepidante attesa.

Un pensiero su “La pornografia del dolore, ma in modica quantità

  1. francesco

    sbagli segnale. le immagini, la ripresa del poliziotto ucciso andrebbero viste 100 volte al giorno. se c’è una cosa “positiva” in questa vicenda, vista da sinistra, è che a morire sotto il piombo del fanatismo religioso sono stati dei vignettisti anarchici e comunisti. non esiste islam buono o cattivo. esiste l’islam, di cui si farebbe volentieri a meno

    Mi piace

I commenti sono chiusi.