Serra, i salici piangenti e certi rimbalzi traditori

L'amaca di Miche Serra sul regalo del governo alla lobby delle autostrade

Sarà bravo e tutto quanto, però – veramente – Michele Serra non ha imparato niente da Trapattoni. Anzi. In tutti questi anni, infatti, l’inesauribile Michelino è sempre lì a riscrivere le stesse dolenti note. Le stesse tristi e sconsolate constatazioni, cioè, su quanto sia corrotto (verbo questo che lui ovviamente non s’azzarderebbe mai a usare, tanto che già me lo vedo sobbalzare dalla poltrona) il nostro pur amato (da quelli come lui che sono di sinistra ma anche no) paesello. Sempre le stesse note dolenti o, per meglio dire, lacrimevoli. Tanto che secondo me la sua seguitissima quanto autorevole rubrica sulla Repubblica potrebbe ormai essere aggiornata con un più confacente titolo all’altezza del tenore medio dei suoi pensierini quotidiani. Una cosa tipo cioè L’amaca sotto il salice (piangente) o qualcosa del genere.

Eppure quanto sarebbe bello o quantomeno liberatorio se il nostro sensibile Michelino trovasse la forza di soffiarsi il naso. E magari, tra un singhiozzo e l’altro, riuscisse una volta tanto a sfogarsi. Gli farebbe bene. Sarebbe salutare per lui e un po’ pure per noi. Come sarebbe bello se oltre a raccontarci con la sua innata maestria il solito misfatto quotidiano, riuscisse a fare ogni tanto qualche nome. Se cioè, facendosi forza e trattenendo per un po’ la commozione, oltre a sottolineare con la solita indignazione d’ordinanza il regalo fatto per esempio alla cosiddetta lobby delle autostrade fosse – per dire – pure capace di scrivere nome e cognome di chi quel regalo l’ha fatto. Per poi, magari, trarne anche le inevitabili (seppur sgradevoli, mi rendo conto) conseguenze.

Senza cioè farla così tanto lunga, basterebbe – a mio avviso, almeno – seguire un esempio illustre come quello del Trap. Invece, insomma, di lamentarsi con invidiabile discrezione assai british forse si potrebbe – ogni tanto, eh – gridare con tutto il fiato in corpo quello che gridava l’allenatore ferito dal comportamento dei suoi giocatori e in particolare di quello il cui tradimento ce l’aveva addirittura scritto sulla carta d’identità: Strunz! E anche nel nostro caso – pure un candido come Serra ne converrà – chi meglio di Matteo Renzi (perché sì, proprio di lui si sta parlando) porta scritto in fronte – politicamente parlando, ovviamente – lo stesso aggettivo? Invece, ahimé, l’unico Strunz! della situazione è chi quello stesso epiteto pur evocandolo di fatto non ha il coraggio e la forza di pronunciarlo e se lo fa così rimbalzare addosso.

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