Le (confuse) voci di dentro

Stefano Fassina

Stefano Fassina

Impietoso Alessandro Gilioli: Cosa racconta la voce di Fassina. Suo malgrado quasi costretto a infierire sull’inadeguatezza di Stefano Fassina, uno a caso della cosiddetta – improbabile – opposizione interna a Renzi:

Uno convinto quindi ancor oggi che il suo partito avrebbe dovuto votare Franco Marini per il Quirinale perché era «l’uomo adatto a ricostruire una connessione sentimentale con il Paese», «lo conoscono anche mia cognata che lavora alla posta e mio cognato che fa l’elettrauto, invece non sanno chi è Rodotà»; uno che si porta il peso di essere stato responsabile economico nel Pd che appoggiava l’austerità di Monti, votava il fiscal compact, il pareggio di bilancio, e le riforme Fornero; e che quando è entrato nel governo Letta insieme ai berlusconiani è cascato nella trappola di far coppia in posa con Brunetta per una testata del Cavaliere.

L’inadeguatezza e il paradosso, come Gilioli non può fare a meno di rimarcare, di quanti come Fassina criticano Renzi perché sta cercando di realizzare sul serio quelle stesse proposte da loro stessi portate avanti quando dirigevano il partito:

[…] lui – così come D’Alema, Bindi e altri del vecchio establishment – prima sono finiti fuori dalla stanza dei bottoni a furor di popolo e per eccesso di errori; adesso – ironia della sorte – si ritrovano a contestare alleanze e politiche economiche che sono in piena continuità proprio con quelle che implementavano quando erano in maggioranza.

Lo stesso Jobs Act, del resto, non è che la prosecuzione con altri mezzi dei tutti i provvedimenti sul lavoro firmati dal vecchio centrosinistra.

Non è difficile allora immaginare, scrive ancora Gilioli, che con avversari così inadeguati il premier possa avere sempre vita facile:

Per questo oggi Renzi maramaldeggia. Perché sa bene che quella che ha nel partito è un’opposizione quasi tutta di paglia. Fatta in buona parte dagli stessi che un anno e mezzo fa avevano suicidato il vecchio Pd. E finché la “sinistra” sono loro, o in prevalenza loro, lui se la ride.

Di Renzi, insomma, tutto si può dire tranne che non sappia fare il suo – sporco – mestiere.

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