La bellissima Milano dell’irresistibile Beppe Viola

La copertina del ilbro Beppe Viola raccontato dalla secondogenita Marina è innanzitutto una biografia dichiaratamente parziale. È il punto di vista cioè di una figlia più interessata al padre che al giornalista anche se poi alla fine è pur sempre un tutt’uno: Beppe Viola era Beppe Viola a prescindere. Talento puro al servizio di un’ironia innata quanto devastante, con le parole (e le battute) ci sapeva davvero fare. O meglio: era (e questo a detta di tutti) veramente irresistibile.

Però Mio padre è stato anche Beppe Viola non rievoca soltanto scampoli domestici di una vita troppo piena di interessi per essere limitata dagli obblighi familiari. Ma può essere letto anche e soprattutto come un libro su Milano. Una certa Milano, la Milano di Jannacci, Cochi e Renato. E Gaber, Celentano, Gianni Brera e Gianni Mura. San Siro (lo stadio e, soprattutto, l’ippodromo). Mazzola e Rivera. Il Derby (inteso come locale) e le latterie di Milano.

Il piccolo grande miracolo che Marina Viola riesce a compiere a me sembra proprio questo: il suo bellissimo diario sentimentale riesce, con i suoi ricordi semplici e diretti ma mai superficiali, a colorare una Milano così lontana ancora anni luce dalle volgarità e dalle arroganze craxiane che da lì a poco avrebbero cambiato tutto, a illuminarla e farla splendere come solo una vera milanese (per di più emigrata negli Stati Uniti) può e sa. Da leggere assolutamente.

Genere: Biografia sentimentale – Consigliato: a chi ama Milano o… non la conosce – Voto: 7+ (cit.)

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