Perché la programmazione è tutto

Osvaldo s'infortuna in Nazionale: un mese di stop

Perché sì, com’era che si diceva? Ah, ecco sì: sarà pur vero che Thohir non caccia un lira e si sta facendo soprattutto i cazzi suoi, ma almeno porterà quella necessaria razionalità (sic) a una gestione troppo sprovveduta come quella del presidente-tifoso qual era Moratti. Niente più romanticismi, ma solo una sana concretezza. E come no. Basta solo crederci.

Perché nel calcio di oggi, si sa, quello che conta (a parte gli arbitri sfortunati) è soprattutto la programmazione. E una società seria, per dire, mica può affrontare una stagione con tre competizioni (più le parentesi nazionali) con soli tre attaccanti. Sarebbe come minimo una cosa da dilettanti, insomma. Infatti.

Che poi l’Inter sarà pure piombata in una delle sue peggiori crisi dai tempi di Gasperini (sic) ma Thohir continua a parlare sempre e solo di marketing. Al massimo, tanto per tirare su il morale della truppa, preannuncia improbabili rinforzi (sì, ma chi caccia i soldi?) che naturalmente è una cosa piuttosto incoraggiante per chi praticamente ora sa che lo vogliono mandare via.

2 pensieri su “Perché la programmazione è tutto

  1. wwayne

    Stamani ho letto un articolo dal titolo: “Piove sul bagnato: l’Inter perde anche Osvaldo. È il turno di Bonazzoli?”
    Appena l’ho letto ho pensato: Porca miseria, l’Inter è tornata come ai tempi di Stramaccioni, quando era costretta a prosciugare la Primavera per mettere insieme 18 giocatori…

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  2. nino44

    tornerà piu grande e piu forte che pria…
    e comunque la mia fiolosofia mi dice che tutto quello che succede, succede per il meglio…
    forza Icardi forza Palacio forza Bonazzoli forza Puscas…e forza Misteh…
    e, naturalmente, forza tifosi…tiratevi su…

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