Perché le chiacchiere di Thohir stanno a zero

Thohir a San Siro mentre assiste alla disfatta contro il Cagliari

Thohir a San Siro mentre assiste alla disfatta contro il Cagliari

Tra i tanti giornalisti e commentatori che hanno già messo sulla graticola Mazzarri, facile capro espiatorio della situazione, ne ho trovati due che invece, come fa questo blog, preferiscono spostare l’attenzione sulla gestione di Thohir. Contrariamente a quanto si evincerebbe dal titolo, il commento di Fabio Monti sul Corriere della sera di oggi per esempio prende di mira soprattutto Thohir. Ed è un affondo di quelli che fanno male, anche perché sembra andare decisamente a segno. Senza fare tanti giri di parole Monti centra il problema dei problemi che è poi sempre e solo uno: i soldi. Vale a dire: le chiacchiere stanno a zero, servono investimenti veri. Altrimenti perché mai Moratti avrebbe dovuto vendere l’Inter? Scrive Monti:

Più che di calcio, nell’Inter si parla di economia, di conti, di sviluppo del marchio, di musica a San Siro, di magliette da vendere, di ricavi da aumentare, obiettivi più che legittimi, se ci fossero le condizioni per lo sviluppo, mentre la squadra ha una rosa appena discreta; l’uomo capace di fare la differenza non è mai arrivato; qualche sponsor ha già salutato e qualche altro ci sta pensando. Moratti ha compiuto un passo indietro quando ha ritenuto che non ci fossero più le condizioni per restare ad alto livello, ma se la strada è quella imboccata da Thohir avrebbe potuto continuare per altri dieci anni.

Ancora più diretta – e impietosa – l’analisi del buon Stefano Olivari sul Guerin Sportivo: Il fallimento dell’Inter e l’affare di Thohir. Scrive infatti Olivari:

[…] l’unico acquisto estivo che sia costato più di un milione di euro (cioè una cifra che può tirare fuori anche il nostro dentista) sia stato un discreto gregario come Medel e che tutti gli altri siano prestiti (in certi casi addirittura gratuiti, come Osvaldo: segno che non c’era il Real Madrid che bussava alla sua porta), rientri da prestiti e svincolati. In altre parole, il fallimento è al 90% imputabile ad Erick Thohir. Che ha ristrutturato la società: salvando (qualcuno dice ancora per poco, anche se il contratto è ancora di 2 anni e senza possibilità di rescissione da parte dell’Inter) l’amministratore delegato Fassone e dando fiducia e contrattone (scadenza 2017) al direttore sportivo Ausilio, concentrandosi soprattutto su sponsorizzazioni e marketing, rivedendo al ribasso tutti i parametri contrattuali (con qualche eccezione, tipo Vidic: l’unico oltre a Palacio e Hernanes a guadagnare più di 3 milioni netti a stagione). L’Inter è così diventata molto più leggera e snella, ma al prezzo di avere una rosa da provinciale.

E in mancanza di un progetto serio, lo stesso Olivari si vede costretto a pensare che tutta l’operazione possa rivelarsi una vera e propria speculazione finanziaria di Thohir, sospetto tra l’altro avanzato a suo tempo – e in maniera ovviamente provocatoria – pure da questo blog. Una speculazione resa possibile confidando e scommettendo sulla buonafede dei tifosi. Olivari sembra essere abbastanza chiaro:

Di certo Thohir e il suo strano (vorrebbe ma non può più) socio Moratti dovranno ricapitalizzare perché l’esercizio 2013-14 è andato circa come il precedente, ma è verosimile pensare che dal prossimo il bilancio abbia una svolta: il calo di qualità calcistica sarà meno che proporzionale rispetto al calo di interesse del pubblico (L’Inter è la squadra di serie A con più abbonati) e di appetibilità del marchio, quindi per un paio di stagioni il giochino può stare in piedi senza temere rivolte di piazza. Nel 2016, dopo avere tirato fuori (tutto compreso) 170-180 milioni di euro, Thohir sarà al bivio: rilanciare, mettendo soldi veri, oppure vendere al russo della situazione (non vogliamo fare del fantacalcio, dicendo allo stesso Moratti, anche se questa possibilità esiste se il petroliere si libererà di tutte le sue attività diventando un liquidissimo Mantovani 2.0).

Certo, sono solo ipotesi, opinioni. In quanto tali discutibilissime. Magari buttate lì anche solo per comodità di ragionamento. Spetta a Thohir ora il compito di smentirle. Con i fatti.