Otto cose che non funzionano nell’Inter di Mazzarri

Mazzarri durante la disfatta contro il Cagliari a San Siro

A mente più o meno fredda (l’incazzatura è ancora tanta) alcune cose (le prime otto che vengono in mente) che non funzionano nell’Inter di Mazzarri.

1. Manovra lenta e palla raramente giocata di prima

Ogni azione inizia con un giro palla dei tre difensori che cercano di servire il centrocampista che riesce a smarcarsi (quando e se ci riesce). I difensori però non sembrano avere sufficienti capacità tecniche per un compito del genere. Gli avversari lo sanno benissimo e fanno ogni volta un pressing mirato che spesso e volentieri mette in difficoltà il portatore di palla costretto il più delle volte a forzare la giocata. Non sarebbe meglio far partire il gioco dai centrocampisti che a turno vengono incontro ai difensori? Ma il problema maggiore è un altro ancora: raramente la palla viene giocata di prima. Due, tre se non quattro tocchi prima di eseguire un passaggio. A volte con effetti tragicomici, tipo che prima di effettuare un lancio o un cross in area si aspetta ogni volta educatamente che la retroguardia avversaria si ricompatti e sistemi le marcature.

2. Gioco prevedibile che si sviluppa di solito sulle fasce

Per mandare in confusione il gioco dell’Inter ormai basta una semplicissima accortezza. E cioè ogni volta che Handanovic rimette in gioco la palla agli avversari è sufficiente semplicemente marcare a uomo i due esterni. Tanto la manovra – sempre lentissima e per forza di cose leggibilissima – prevede sistematicamente che la palla, gira che ti gira, debba arrivare proprio sui piedi di uno dei due esterni. E se un marcatore non basta c’è sempre tutto il tempo necessario per andare a raddoppiare. Semplice, facile.

3. Esterni totalmente inadeguati a fare la fase difensiva

Nel gioco di Mazzarri gli esterni sono fondamentali perché sono proprio loro a dover fare la differenza in campo, sono quelli cioè deputati a sparigliare gli equilibri. Peccato però che ne ha scelto quattro uno peggio dell’altro. O meglio: sono tutti buoni giocatori, ma non da grande squadra. Di questi Nagatomo è forse il meno peggio anche se non è certo un fuoriclasse. D’Ambrosio quello tecnicamente più modesto. Mentre Jonathan e Dodò sono certamente all’altezza della situazione quando si tratta di attaccare, non altrettanto – anzi per niente – nella fase difensiva. Questo per dire che il punto debole dell’Inter sono proprio loro: gli esterni. Zeman ha stravinto attaccando sulle fasce, puntando e mettendo in grosse difficoltà sia Nagatomo che Dodò.

4. Vidic stenta ad ambientarsi

Per chi proviene dalla Premier League non è facile abituarsi a un calcio fondato sulle furbizie e sulle simulazioni come il nostro. Deve essere stato un impatto traumatico non da poco per Vidic la Serie A in cui si gioca con le regole che gli arbitri interpretano di volta in volta a loro discrezione. Niente di più facile e prevedibile per un difensore come lui che fa valere la sua prestanza fisica perdere improvvisamente ogni sicurezza nel momento in cui ogni minimo contrasto potrebbe essere fischiato e sanzionato. E tanto è stato. Improvvisamente, uno dei più grandi difensori degli ultimi anni ora si mette paura pure della sua ombra. Gli scherzi che fa il calcio italiano.

5. Manca un difensore molto veloce

A parte le difficoltà attuali di Vidic ad ambientarsi, rimane il fatto che la retroguardia soffre gli attaccanti assai veloci, come per esempio quelli del Cagliari (tanto che Zeman ha schierato opportunamente tutti i nanerottoli a disposizione). Manca cioè uno bravo nei recuperi, uno capace di non farsi saltare in velocità e di tenere la marcatura anche delle punte più dinamiche. Nessuno tra Ranocchia, Vidic e Juan Jesus ha queste caratteristiche. Tantomeno le riserve Andreolli e Campagnaro. E questo non è un dettaglio irrilevante. Soprattutto quando il reparto è ancora alla ricerca di una soddisfacente organizzazione.

6. Hernanes un clamoroso errore (costato 20 milioni)

Lotito ancora ride per quei 20 milioni che è riuscito ad avere per un giocatore di cui la Lazio non sapeva come liberarsene senza doverlo per forza regalare. Per carità, tecnicamente il brasiliano non si discute e non per niente è nel giro della nazionale. Centrocampista eclettico dai piedi eccelsi (è ambidestro) grande visione di gioco, ottimo tiro da fuori. Purtroppo però ha un difetto che oscura tutte queste belle qualità: è troppo lento, esageratamente lento – almeno per la Serie A – per poter sfruttare il suo indubbio talento. O meglio: potrebbe funzionare e magari fare la differenza se inserito in una squadra in cui gli altri corrono anche per lui. Nell’Inter attuale invece è un lusso insostenibile. Troppo leggero per fare coppia con Medel, poco reattivo per fare da spalla a Kovacic, inadatto ad assecondare l’anarchia di Guarin. Insomma, uno spreco. Inutile.

7. Guarin un atipico che non si sa ancora come utilizzare

Piuttosto di uno che gioca in punta di piedi come il compassato Hernanes all’Inter di Mazzarri sarebbe stato assai più utile un centrocampista più d’interdizione e spinta per esempio come Nainggolan che tra l’altro sarebbe costato pure di meno. L’alternativa a Hernanes invece è un giocatore atipico come Guarin di assai difficile collocazione. Ogni tentativo di inquadrarlo tatticamente è finora fallito. Anche perché il colombiano sembra essere inaffidabile in quasi tutti i ruoli in cui è stato provato. Inaffidabile sia dal punto di vista tattico e sia sotto l’aspetto mentale. Non è mai continuo e spesso si dimentica di coprire gli spazi di competenza. Mina vagante, Guarin continua a essere un eterno incompiuto che spesso fa più danni che guadagno.

8. Le rigidità tattiche (e le paure) di Mazzarri lo rendono vittima di se stesso

La squadra lo segue in tutto e per tutto e forse – sembra un paradosso ma fino a un certo punto – a lungo andare questo potrebbe rivelarsi anche un limite. Nel senso che certe ossessioni tattiche di Mazzarri, con la sua esagerata predisposizione al gioco speculativo, sembrano frenare quasi l’istinto dei giocatori di maggior talento. Giusto scendere sempre in campo con l’umiltà di una provinciale, non altrettanto però se poi si gioca con la paura (se non il terrore) di limitare i danni e rischiare il minimo possibile. Approccio giusto, mentalità però sbagliata. Con risultati spesso, ahimé, mediocri. Ma l’Inter è l’Inter e, a prescindere dalla forza della società e della qualità dell’organico, deve sempre giocare da Inter. Perché Mazzarri non riesce ancora a capirlo? Serve solo un po’ di coraggio in più.

4 pensieri su “Otto cose che non funzionano nell’Inter di Mazzarri

  1. claudiopaga

    la prima forse si puo’ risolvere spostando medel in difesa. gli altri problemi mi sa che invece sono irresolvibili con la rosa di quest’anno, a parte il punto 5 che secondo me e’ un non problema, in realta’ JJ e’ velocissimo (piu’ veloce di bonucci-chiellini-barzagli per dire) il problema e’ che ha i piedi quadri

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  2. Rudi

    Spero che Thohir, pur non capendo niente di calcio, disponga di sufficiente saggezza asiatica. Io sono così scombussolato, che manderei via Mazzarri, chiamerei Zenga, lo obbligherei alla difesa a 4 (Medel e Vidic centrali), cederei Hernanes a gennaio, lancerei Camara a Firenze, e forse non sarei ancora soddisfatto.
    Ma a parte Kovacic, cioè un ragazzino, dopo un anno e mezzo di Mazzarri, chi è migliorato?

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    1. SpagnoloNerazzurro

      Con questa rosa bisogna giocare 4 2 3 1, con Medel Mvila e davanti loro Guarin Kovacic Hernanes/Dodo e Osvaldo da centravanti. Difesa per jonathan, Vidic, Ranocchia e Nagatomo.

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  3. francesco

    ottima analisi. sarei ancora più velenoso però su Vidic. acquisto che non serve a nulla. può anche essere meglio di Juan Jesus e di Ranocchia, ma è filosoficamente un acquisto che non andava fatto

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