Povera (e triste) Inter

Kovacic, Hernanes e Medel durante la trasferta di Torino

Al termine della sessione estiva del calciomercato (incoraggiante all’inizio, deludente nel finale) l’Inter è una squadra più equilibrata? Rispetto alla scorsa stagione certamente sì. Più equilibrata e, almeno sulla carta, anche più competitiva se non altro sotto l’aspetto atletico.

L’Inter ha un organico completo? Purtroppo ancora no, visto che alla fine è incredibilmente rimasta scoperta la casella del quarto attaccante e in difesa, a parte il mancato rientro di Rolando,  a sinistra Juan Jesus praticamente non ha un sostituto.

Quale valutazione dare alla brutta prova di Torino da parte di una squadra apparsa confusa, disorganizzata e senza personalità? Come una falsa partenza – giustificabilissima – in attesa di trovare l’assetto migliore, o piuttosto la spia dell’inadeguatezza di Mazzarri?

Il continuo ricorso al giro palla, la lentezza esasperante della manovra e la scarsa propensione alla corsa devono essere ritenute precise scelte tattiche? Una ben determinata strategia, cioè, per innervosire e deconcentrare la difesa avversaria fino a farle perdere la pazienza?

Che interpretazione dare ai retroscena sulla scelta di Palacio di giocare i Mondiali nonostante un non meglio precisato infortunio alla caviglia, i cui postumi per ora gli hanno fatto saltare la preparazione e l’inizio della stagione? Come MiIito 4 anni fa, anche Palacio non sarà più lui?

Fermo restando che con il mancato arrivo di uno come Shaquiri o Lavezzi o al limite Biabiany il terzo posto appare – ora come ora – oggettivamente proibitivo, si può almeno pretendere che Mazzarri non faccia giocare più l’Inter(nazionale) come una triste squadretta di provincia?

4 pensieri su “Povera (e triste) Inter

  1. voici

    Imho:
    Fatta la tara al mercato dovremmo fare qualche gol in più e prenderne qualcuno in meno grazie a Osvaldo/Hernanes e Medel/M’Vila.

    Come valori c’è la giochiamo per il terzo posto con la Fiore – bel mercato – e il Napoli – indebolito -.
    Anche se ho la sensazione è che il terzo posto sia già “prenotato” e che noi siamo i vasi di coccio.
    Speriamo in Pippo Dibiasi – la pubblicità Mediaset premium fa ben sperare -.

    Per il divertimento ripassare più avanti.

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  2. Rudi

    Il mancato riscatto di Rolando al prezzo prefissato dopo una stagione molto positiva si commenta da solo: anche gli altri sanno chi è l’Inter…
    Il mancato arrivo di una quarta punta sarebbe tollerabile se Bonazoli e Puscas venissero portati sempre in panchina e usati ogni tanto; se, invece, si punta sul riscatto di Guarìn, a gennaio ne dovremo comprare due di attaccanti.
    Infine, forse il sostituto di Juan Jesus ce l’abbiamo in casa (M’Baye), ma per puro caso, visto che hanno cercato di venderlo fini all’ultimo minuto.

    Comunque, passare da 145 a 70 milioni all’anno di ingaggi vuol dire uscire dal club delle prime 15 squadre europee.

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  3. wwayne

    Alla tua domanda finale rispondo no. Mazzarri è nato provinciale, lo è rimasto al Napoli (dove implorava De Laurentiis di non parlare di scudetto) e anche all’Inter non si è smentito. Anzi, adesso è ancora più catenacciaro di prima, perché l’attuale Inter è cento volte più debole del suo Napoli.
    Stesso discorso vale per un altro ex interista, Ranieri: quando allenava la Juve fece l’errore madornale di dire, pochi giorni dopo l’eliminazione dalla Champions e con 2 mesi di campionato ancora da giocare, che la sua squadra aveva fatto un campionato strepitoso. Fu un errore per un doppio motivo:
    A) perché la società era ancora arrabbiata per l’eliminazione dalla Champions, e quindi una simile dichiarazione non fece altro che irritarli ancora di più;
    B) perché da quel momento in poi i giocatori si sentirono autorizzati a sbracare, tanto secondo il loro allenatore avevano già fatto una stagione strepitosa. Lo sbraco fu così clamoroso che 8 giornate dopo Ranieri fu esonerato (alla Juve non accadeva da 40 anni) per far posto ad uno ancora più scarso di lui, Ciro Ferrara.
    Ecco cosa succede a dare la panchina di una big ad un allenatore che big non lo è.

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