Se i giornali, di carta o online, odiano soprattutto i lettori

Un'edicola piena di riviste inutili e dolciumi sintetici

Lo so, sarò ripetitivo. Ma puntualmente, a ondate periodiche, sono costretto a ripetermi nel dover ribadire quanto sia bravo Massimo Mantellini, soprattutto quando parla di giornalismo e del suo precario futuro e incerto destino. Mi riferisco all’ultimo post in questione (La prevalenza del lettore) che a me è sembrato davvero memorabile per lucidità d’analisi e onestà intellettuale, a cominciare da come attacca:

Le discussioni sul futuro del giornalismo, anche quelle più interessanti, hanno spesso un aspetto curioso: non prevedono l’esistenza del lettore. Il lettore, in quanto ricevitore del contenuto informativo è spesso trattato come un soggetto immobile ed immutabile.

Già, il lettore. O forse sarebbe meglio dire consumatore per convenzione passivo e malleabile. Anche perché tradizione vuole che i giornali (che siano di carta o online) non siano fatti mai per i lettori. Un incredibile paradosso, certo, che però — come spiega benissimo Mantellini — caratterizza da sempre la stampa italiana:

[…] la grande maggioranza dei contenuti giornalistici sono scritti oggi per conto di qualcuno (che non è il lettore), sono dei pubbliredazionali, però nascosti meglio. Un numero rilevante dei quotidiani che stanno morendo, al di là della formidabile retorica che li avvolge, sono serbatoi di pubblicità più o meno indiretta per i propri proprietari padrini e finanziatori. Ci sono i giornali di Berlusconi, quello di Confindustria, quelli dei palazzinari, quelli della Fiat, quelli delle banche, quelli dei partiti, quelli dei poteri forti, quelli dei poteri occulti. Il giornalismo in Italia è da decenni prima di tutto una scusa, l’ufficio stampa di qualcuno che preferisce non comparire e i lettori in tutto questo sono l’aceto balsamico di Modena su foglie di lattuga dall’aspetto dubbio. Così oggi il rischio è che l’algoritmo dell’informazione prona al potere sia sostituito da quella della scrittura ottimizzata per i motori o per gli interessi bassi di una generazione di nuovi imprenditori dai modelli di business altrettanto misteriosi. Tutto questo per i lettori, specie per i più deboli, è una discussione abbastanza irrilevante di padelle e braci.

Ma a parte queste considerazioni su cui solitamente la corporazione dei giornalisti (quelli cioè contrattualizzati e in quanto tali ben allineati e coperti) è, diciamo così, poco propensa a mettersi in discussione (la colpa si sa è, e come ti sbagli, del sistema cinico e baro) il post va assolutamente letto tutto quanto per intero. Perché sempre in tema di giornali e internet Mantellini dice tante altre cose, per quello che può valere il mio giudizio, decisamente interessanti. Come per esempio la sua convinzione che nonostante tutto — e proprio grazie a internet e alla sua rivoluzione che tanto spaventa i (moribondi) media tradizionali — quando si fa informazione in maniera seria si troverà pur sempre qualcuno disposto a leggere quello che scrivi. Il famoso lettore, insomma, di cui la stampa italiana ha cercato sempre (o quasi, con sparute e provvisorie eccezioni) di negare l’esistenza.

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