Quello sfruttatore di Andrea Agnelli

Mario Macalli ferito nell'orgoglio da Andrea Agnelli che ha definito uno sfruttatore

Il dirigente Mario Macalli ferito nell’orgoglio definisce Andrea Agnelli uno che mangia con i soldi dei governi italiani

Dunque, ricapitoliamo: a Andrea Agnelli non è piaciuta la ritirata di Abete e Prandelli, colpevoli (ingrati che non sono altro dopo tutto quello che la Fiat ha fatto per loro) di non aver voluto recitare in pieno e a fondo la parte dei capri espiatori della situazione e permettere nel frattempo a lui di rimpiazzarli adeguatamente con nuovi signorsì. E stronca sul nascere la candidatura nata sul campo di Tavecchio, ribadendo ancora una volta (se ce ne fosse ancora bisogno) chi è che decide e cosa c’è da decidere nel calcio italiano.

Qualcuno ricorda la preoccupazione dei media sul vuoto di potere causato dalle improvvise dimissioni di Abete e Prandelli, giudicate quasi inopportune se non irresponsabili? Tutti a chiedersi: e adesso chi nomina il nuovo ct se il vertice che dovrebbe nominarlo non c’è più? Come se non si sapesse come funzionano realmente le cose nel calcio italiano. E infatti ora Agnelli ha pensato bene di colmare questa lacuna ribadendo chi è che comanda e sceglie, non prima di sottolineare la scarsa professionalità (oserei dire aziendale) di Abete e Prandelli che invece di scappare avrebbero dovuto portare la croce (insieme a Balotelli) per tutti.

Fatto sta che in questa orgia di ipocrisia e servilismo che contraddistingue il calcio italiano, c’è anche chi (nel momento in cui si sente messo alla porta dopo anni e anni di onorato servizio) tra le pieghe della cocente umiliazione (se non quasi una gogna mediatica) ha pure un rigurgito di orgoglio e non le manda a dire al padrone che nel momento di licenziare il personale giudicato inadempiente si dimostra non poco scostumato. Come nel caso, per esempio, di tal Mario Macalli, dirigente ferito e sorprendentemente rabbioso:

“Io quando vado a lavorare produco e pago le tasse, lui e la sua famiglia fino a oggi hanno spolpato l’Italia. Cerchiamo di offendere meno, a nessuno è permesso. Non sono unti dal Signore, hanno solo il cognome e senza quello forse andrebbero in un tornio ogni mattina e vediamo quanti pezzi producono in un’ora. Io mangio a casa mia, non mangio con i soldi del governo italiano“.

Belle parole, che dicono grandi verità. Peccato però che arrivino decisamente fuori tempo massimo.

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