Giovinco per Guarin? Inter succursale della Fiat

Andrea Agnelli e Antonio Conte

È da Natale che la sta tirando per le lunghe. Ora ci si sono messi pure i Mondiali a fargli da comodo alibi. Ma prima o poi dovrà venire finalmente allo scoperto. Prima o poi Erick Thohir dovrà per forza venire fuori. Perché dopo aver sprecato inutilmente un’intera stagione con la scusa che doveva ambientarsi, che doveva capire bene, che doveva prima rifare tutti i conti, dovrà in qualche maniera necessariamente muoversi.

Mi ero ripromesso — attingendo alle ultime risorse di una pazienza inesauribile dopo quattro lunghissimi anni — di stare al suo gioco (anche se era inspiegabile sprecare inutilmente un’altra stagione) e aspettare appunto quest’estate, termine ultimo entro cui aveva promesso di investire un po’ di milioni per rinforzare la squadra. Mondiali permettendo, ormai ci siamo. E non vedo l’ora di capire che pesce è Thohir.

Fatto sta che finora (anche se c’è ancora tempo per smentirmi) Thohir non è mai piaciuto (ma proprio per  niente) come del resto non mi sono mai piaciuti quelli che parlano sempre e solo al futuro. Certi soggetti, io che la sinistra italiana la subisco da decenni, li conosco troppo bene perché possano ancora portarmi in chiacchiere a oltranza. E so benissimo cosa sia il consociativismo in politica come negli affari. O nel calcio.

Ragion per cui il ventilato scambio Guarin-Giovinco spiegherebbe tante cose, dopo un primo tentativo saltato all’ultimo momento quest’inverno. Un’ipotesi — copioincollo il commento sul blog di Rudi Ghedini — che io ritengo semplicemente vergognosa. Dirò di più. Se dovesse andare in porto un’operazione simile (perfino peggiore dello scambio alla pari con Vucinic) significherebbe una cosa sola e cioè che l’Inter sia diventata una succursale della Fiat.

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