Il romanzo impossibile (da non riuscire a leggere)

Gabriel Garcia Marquez

Con tutti sì, ma con lui proprio no. È impossibile. Nessuno potrà mai dire di non riuscire a leggere Cent’anni di solitudine. Perché il capolavoro di Gabriel Garcia Marquez è uno di quei romanzi veramente magici (no, il realismo magico qui non c’entra niente) che è davvero impossibile non amare.

Un libro che come L’isola del tesoro o Il giovane Holden supera ogni barriera, ridicolizza qualsiasi scusa: tutti lo possono e lo devono leggere. Un bene prezioso che un grandissimo narratore ha regalato all’umanità e che va gelosamente custodito e consigliato a chi ha la fortuna di dover ancora tuffarsi in quelle pagine memorabili.

Con la morte di Gabriel Garcia Marquez scompare un gigante (aggettivo letto online che trovo quanto mai appropriato). Un gigante della letteratura di tutti i tempi e un gigante anche come persona. Uno totalmente calato nella realtà e che forte della sua immagine pubblica si è generosamente speso per rivendicare diritti e giustizia.

Mi piace ricordarlo attraverso la prima cosa che mi viene in mente e cioè quanto ha scritto di lui, parlando di scrittori derubati e truffati da editori ladri e truffatori, un altro mito della letteratura sudamericana come Osvaldo Soriano:

Simenon, che è arrivato a vendere più copie della Bibbia, divideva al cinquanta per cento gli utili di Gallimard. Ignoro quale sia la percentuale di Garcia Marquez, ma ogni volta che uno di noi lo incrociava in giro per il mondo piangeva sulla sua spalla e chiedeva giustizia. Garcia Marquez, che adesso si sposta su una discreta BMW, sa molto bene che cosa vuol dire essere povero, truffato e umiliato.
Quel che è certo è che nel 1981, nel firmare il contratto con Bruguera in Spagna per la pubblicazione di “Cronaca di una morte annunciata”, pretese che tutte le vittime della casa editrice venissero pagate contemporaneamente a lui. Non ricordo se l’assegno che ho ricevuto superasse i quattro o i cinquecento dollari, ma mi toglieva momentaneamente d’impaccio in quell’anno di ristrettezze parigine che qualcuno, a Buenos Aires, definì «esilio dorato».

(Il racconto da cui ho fatto copiaincolla si chiama Ruffiani e il libro da cui è tratto è il bellissimo Pirati, fantasmi e dinosauri)

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Un pensiero su “Il romanzo impossibile (da non riuscire a leggere)

  1. voici

    Devo colmare una lacuna.
    Ho letto altro di Marquez ma da bastian contrario non il libro che “tutti” avevano letto.
    Per me Macondo stava in via Castelfidardo a Milano. Angolo via S. Marco.
    Eh sì! È ora che lo legga.

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