Perché il problema è (sempre) un altro

Massimo Cacciari

Per molto tempo ho creduto che Massimo Cacciari fosse una persona seria. Un raffinato, austero, rigoroso intellettuale di sinistra che stava sempre molto più avanti di tutti quanti noi. Sempre un passo avanti, sempre oltre. Poi ho pensato che rappresentasse meglio di chiunque altro il dramma della sinistra in Italia irrimediabilmente votata al fallimento. Chi meglio di lui sapeva interpretare in maniera così dolente e sofferta lo smarrimento dell’intellettuale di sinistra tradito dalle masse e costretto dagli eventi ad aggiustare ogni volta il nome del partito, i suoi nuovi programmi e le sue spericolate alleanze?

Dal Pci al Pds, dal Pds ai Ds per poi transitare momentaneamente nella Margherita fino alla travagliata gestazione del Pd. Un bel casino, insomma. A voler proprio sottilizzare una disfatta totale e irreversibile rispetto a quelle che erano, o dovevano essere, le speranze. Per non parlare poi dell’avvento di Matteo Renzi che ha cancellato l’idea stessa del partito e anche quel poco che rimaneva della sinistra (compresi i rimpianti) è stato spazzato definitivamente via. Una tragedia, insomma.

E invece ho scoperto che, con mia grande sorpresa, ora Cacciari mi fa parecchio ridere. Lo guardo, lo osservo, lo sento parlare e puntualmente scoppio a ridere. È più forte di me, mi viene la ridarella. Forse perché mi torna in mente quando durante l’università ho tentato per due trattino tre volte di provare a leggere uno dei suoi celeberrimi saggi filosofici e non sono mai riuscito a finire un solo capitolo. Già lì avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava. In me, dico. Avrei cioè dovuto ammettere la mia più totale inadeguatezza e di conseguenza rendermi conto fin da allora che il problema era ed è (sempre) un altro. Allora come adesso: Servizio Pubblico, Cacciari: “Se manca un leader a destra, è male per l’Italia”.

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