L’insostenibile, rivoluzionaria, normalità di Pietro Grasso

Pietro Grasso insieme con Silvio Berlusconi

I blog (o meglio ancora i social network per chi ritiene i blog defunti) più dei giornali e delle tv non fanno altro che pescare nel torbido quando c’è di mezzo la politica con i suoi intrighi di basso impero spesso maleodoranti. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti visti i tempi che ci tocca vivere, ormai così infami da rendere semplicemente ridicolo e di per se stesso impraticabile il pur minimo rilievo morale.

Però, proprio perché la situazione è quasi disperata, se non proprio irrecuperabile, non può non far notizia, deve far notizia, una di quelle pur rare volte che le istituzioni ritrovano improvvisamente un’inattesa e sorprendente dignità, prima ancora che il senso dello Stato. È il caso, almeno così a me sembra, del presidente del Senato Pietro Grasso che, sconfessando il parere della relativa commissione, ha deciso di far costituire parte civile il Senato nel processo a Berlusconi per la compravendita dei parlamentari.

Magari Marco Travaglio non sarà d’accordo (come di solito non lo è quando si tratta di Pietro Grasso) e magari sulla prima di oggi del Fatto Quotidiano (che ancora non ho letto) è subito pronto a spiegarci anche il perché, però a me continua ad apparire un gesto addirittura rivoluzionario nella sua ordinaria normalità. Ma anzi, ancora di più rivoluzionario proprio perché è e doveva essere un atto quasi dovuto. Copioincollo allora da una nota ufficiale che

Il presidente ha ritenuto che l’identificazione, prima da parte del Pubblico Ministero poi del Giudice, del Senato della Repubblica italiana quale “persona offesa” di fatti asseritamente avvenuti all’interno del Senato, e comunque relativi alla dignità dell’Istituzione, ponga un ineludibile dovere morale di partecipazione all’accertamento della verità, in base alle regole processuali e seguendo il naturale andamento del dibattimento.

e rimango quasi incredulo nel leggere parole così nude e crude e talmente rivoluzionarie nella loro inequivocabile semplicità che quasi mi commuovo. A questo ci ha ridotto la vita pubblica italiana: a meravigliarci della normalità (quelle poche volte che viene rispettata).

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