La variabile filmica

La locandina del film La variabile umanaLa variabile umana
di Bruno Oliviero
con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Sandra Ceccarelli, Alice Raffaelli
(2012)

Visivamente notevole ma imperdonabilmente ingessato nel suo racconto in stile depresso-salmodiante da tipico film che vuole accreditarsi come profondo e impegnato, La variabile umana di Bruno Oliviero sembra essere più che altro una prova d’autore la cui unica necessità era quella di far vedere quanto si è bravi con la macchina da presa. Giallo psicologico più che poliziesco o noir, è indubbiamente un film con tante belle immagini e buoni movimenti. Il pur ammirevole virtuosismo sembra però troppo spesso fine a se stesso e l’aspetto puramente visivo predomina rispetto alla storia fin quasi a sovrastarla e metterla in secondo piano.

L’intreccio, d’altronde, è quasi un pretesto. Un imprenditore emulo di Berlusconi viene ucciso a Milano e del caso se ne deve occupare il renitente e triste ispettore Monaco andato irrimediabilmente in crisi dopo la morte della moglie. Non sarà l’unico problema che il poliziotto dovrà risolvere perché contemporaneamente la figlia adolescente gli ha rubato la pistola e si è messa nei guai. Costringendolo così, un duro e puro come lui, a dover scegliere tra il dovere e l’amore filiale.

Se Oliviero dimostra sicuramente grande padronanza tecnica, il limite del film sta nella sua rigidità narrativa, nei dialoghi quasi schematici e nei troppi momenti irrisolti o ripetitivi. Né Silvio Orlando e Giuseppe Battiston riescono in qualche modo a sopperire con la loro solita grande presenza scenica ai difetti strutturali del film. Tanto talento, ma decisamente sprecato, quello di Oliviero. Privo com’è della necessaria capacità di sintesi che potesse dare un senso compiuto al film.

Genere: occasione mancata – Consigliato: ai patiti del giallo impegnato – Voto: 5

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