Il problema dell’Inter rimane sempre il centrocampo

Walter Mazzarri dà indicazioni a Capitan Zanetti

La brutta prestazione con la Sampdoria, prima ancora dei punti di nuovo regalati a una squadra più che abbordabile, ripropone sicuramente un problema irrisolto. E da anni ormai. E cioè: cambiano gli allenatori e cambiano pure i presidenti, ma il centrocampo, quello stramaledetto centrocampo, non riesce proprio a trovare un minimo di equilibrio. L’Inter continua ad essere una squadra senza testa e senza logica, costretta com’è a giocare con una mediana ogni volta tutta da inventare.

Colpa soprattutto delle scelte fatte (e soprattutto quelle non fatte e rinviate a oltranza) a suo tempo dalla passata gestione. Scelte non propriamente geniali. I limiti del centrocampo attuale non li scopriamo adesso. Pur non essendo brillante come una volta, Cambiasso è l’unico ad avere un rendimento costante. Avrebbe però bisogno di essere affiancato da due interni in grado di garantire quella intensità (in entrambi le due fasi) che l’Inter non ha da tempo e continua a non avere. Il problema è che tutte le varianti provate finora da Mazzarri non sono servite a trovare un assetto con una certa affidabilità. Al di là delle loro specifiche caratteristiche e indiscutibili qualità, né Alvarez, né Guarin, né Taider e né Kovacic hanno convinto fino in fondo e per contro il loro rendimento invece di migliorare con il passare delle partite sembra stia peggiorando.

Il buon inizio di stagione aveva illuso forse più del dovuto. La cura Mazzarri a quanto pare sulla lunga distanza sembra non essere più efficace come all’inizio. L’idea di partenza, semplice e pragmatica, di togliere un attaccante per rinforzare la mediana ha sicuramente funzionato e dato subito gli effetti sperati. La difesa sembrava aver ritrovato le sicurezze perdute, l’unica punta addirittura agevolata dagli inserimenti di centrocampisti ed esterni. Un miracolo o quasi, insomma. Finché Palacio, costretto a fare reparto da solo, alla fine è scoppiato. E ora siamo punto e daccapo. Perché adesso Palacio ha giustamente bisogno di essere affiancato da un altro attaccante, mentre il centrocampo nel frattempo non ha ancora assunto una ben definita identità e non dà nemmeno segni di miglioramento.

Fatto sta che in due settimane, dalla trasferta di Bologna alla partita in casa con la Sampdoria, si è passati dalla possibilità di agganciare il Napoli al terzo posto all’amaro ritorno alla realtà della zona Europa League che pare proprio essere l’unico obiettivo alla portata dell’Inter di Mazzarri. Addio brevi quanto fatui sogni di gloria: la squadra sembra essere ancora troppo immatura e discontinua per poter fare un campionato di vertice. A meno che a gennaio non arrivino dei buoni rinforzi. Giocatori cioè che siano funzionali alle idee di Mazzarri. Chissà. Ma questo può saperlo solo Thohir.

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2 pensieri su “Il problema dell’Inter rimane sempre il centrocampo

  1. alexdoc

    Il materiale a sua disposizione non é di elevatissimo spessore (come era invece il Napoli, con il quale non ha vinto niente o quasi), ha dimostrato serietà e personalità nei rapporti con i giocatori (su tutti il caso Campagnaro), ma si conferma un allenatore tatticamente limitato, di quelli schiavi di un unico modulo, al quale devono adattarsi i giocatori, e non il contrario come dovrebbe essere. Mi ricorda sempre più Cuper, nei pregi e nei difetti, e come accadeva con quello, ogni volta che la squadra potrebbe scalare una posizione, si blocca e non ne approfitta. Dover sperare come unico obiettivo nell’Europa League non é divertente, ma é la realtà oggettiva.

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  2. Rudi

    Più facile il quinto che il quarto posto.
    Azzardo, più facile il sesto del quinto, se come credo torneranno El Shaarawy e De Sciglio e l’Inter ci lasciasse le penne nel derby natalizio.
    Davvero, qualcuno immagina che una squadra così intrinsecamente mediocre possa scavalcare Napoli e Roma?
    Io no. Dunque, insisto: cerchiamo di capire quanto valgano Kovacic, Taider Belfodil e Icardi, altrimenti è un anno buttato.

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