A Bologna con la stessa attenzione di Udine

Mazzarri con Thohir durante la sua prima visita ufficiale alla Pinetina da nuovo presidente dell'Inter

Mazzarri con Thohir durante la sua prima visita ufficiale alla Pinetina da nuovo presidente dell’Inter

Vietato distrarsi: è il minimo che si può pretendere

A Bologna è lecito aspettarsi di rivedere l’Inter di Udine e non quella, per dire, di Bergamo. Non tanto per il gioco e i gol (per carità, pure quelli certo) ma soprattutto per l’attenzione messa in campo e lo spirito di gruppo che più di ogni altro aspetto secondo me hanno fatto la differenza. Non è poi chissà quale pretesa, anche perché i valori tecnici a confronto sono abbastanza differenti. Certo, c’è pur sempre l’incognita delle lunghe trasferte con le nazionali, ma la squadra è in salute e tra l’altro reduce da una ritrovata regolarità di risultati. Al di là del valore sulla carta modesto dell’avversario, l’Inter di Mazzari deve dare un ulteriore segnale di crescita, deve dimostrare cioè continuità.

Bisogna rimanere in corsa fino a gennaio

Il passaggio di consegne da Moratti a Thohir è avvenuto nei migliore dei modi, senza suscitare chissà quali incertezze o tensioni. Anzi. Per ora, almeno a chiacchiere, Thohir ha portato anche un certo entusiasmo. Almeno fino a gennaio, quando cioè dovrà rinforzare la squadra. Perché altrimenti il terzo posto, che pare sia diventato l’obiettivo stagionale, lo vediamo col cannocchiale. A gennaio sì che si potrà cominciare a capire molto di più del nuovo proprietario dell’Inter. Di come intenda cioè investire, con quali risorse e con quali scelte.

Ora come ora, sulla distanza il Napoli ha un organico migliore

Anche dovesse vincere a Bologna, riacchiappando così il Napoli, secondo me le prospettive dell’Inter non cambierebbero di una virgola. Nel senso che non è attrezzata per rimanere competitiva fino alla fine. Ora come ora il Napoli è più forte, anche perché ha un organico migliore. D’accordo, il Napoli ha due handicap e cioè la Champions e un allenatore come Benitez tanto bravo nella gestione tattica e umana dei giocatori quanto incapace di saper dosare le loro forze. Ma, vuoi o non vuoi, sulla lunga distanza l’Inter di Mazzarri non ha una panchina sufficientemente all’altezza dei titolari. Lo sa per primo Mazzarri, ma credo l’abbia capito benissimo pure Thohir che stupido proprio non mi sembra.

Caso Campagnaro: ha vinto Mazzarri ed è un segnale forte per lo spogliatoio

L’Inter di Mazzarri sta comunque diventando una realtà. Il lavoro dell’allenatore è sotto gli occhi di tutti e merita la giusta considerazione. Ha rimesso in piedi un gruppo in stato confusionale dopo le tante mazzate prese la passata stagione e ha ridato un’identità a una squadra minata dalla paura di sbagliare. Non solo. Ha anche ristabilito un certo ordine nello spogliatoio e questo lo si deduce sia dall’intesa che si vede in campo (oddio, per ora a dire la verità la si vede con una certa discontinuità) e sia dalla gestione, fin dall’inizio inflessibile, del caso Campagnaro. Un caso che, non mi sembra sia stato abbastanza rimarcato, ha visto Mazzarri uscire vincitore su tutta la linea. Non solo il ct argentino è stato costretto a rimangiarsi tutto e Campagnaro (ancora indisponibile per l’Inter) di fatto non ha giocato con la nazionale, ma il braccio di ferro instaurato da Mazzarri e portato a termine senza un minimo cedimento si è di fatto trasformato in un segnale forte (e chiaro) per tutto lo spogliatoio. E cioè: prima viene l’Inter poi tutto il resto. Nessuno escluso.

La formazione

In difesa Ranocchia è squalificato e Samuel è infortunato: sulla destra torna Campagnaro, con Rolando a questo punto centrale. Nel ruolo di mezzala destra il candidato più probabile sembra essere Taider. Mentre Guarin dovrebbe dare una mano a Palacio. Il Capitano, Kovacic e Belfodil i possibili cambi.

Handanovic — Campagnaro, Rolando, Juan Jesus — Jonathan, Taider, Cambiasso, Alvarez, Nagatomo — Guarin — Palacio.

Il pronostico

Scoccerebbe parecchio perdere punti a Bologna. Sarebbe comunque sufficiente pure il minimo sindacale di un golletto. Anche perché significherebbe non averne presi. Un golletto di Palacio, ovvio.

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