Anni felici, che delusione

La locandina del film Anni feliciTroppo irrisolta (e incompiuta) la storia familiare raccontata da Daniele Luchetti (pur con la sua sempre innegabile leggerezza) per non sentirsi quasi a disagio. In certi momenti di Anni felici sembra davvero di guardare dal buco della serratura l’intimità di una coppia di cui non si capisce poi tanto perché dovrebbe attirare la nostra attenzione.
Il movimento di macchina come al solito sempre perfetto e indovinato e la grande presenza scenica di Micaela Ramazzotti e Kim Rossi Stuart non bastano a far decollare un film sicuramente con molte belle immagini ma poche idee.
La delusione è forte, forse anche perché ogni volta da uno come Luchetti (autore tra i miei più amati) mi aspetto il capolavoro. Ma tant’è, Anni felici mi è sembrato davvero poca cosa.

Del 1974, anno in cui Luchetti ricorda (o meglio rievoca come meglio crede) le sue vicende private, rimane qualche sottanona d’ordinanza, l’inossidabile Dyane e la sua prima bellissima cinepresa e poco altro. Di quell’epoca, di quella Roma, degli artisti e delle pretese avanguardiste o della vita più in generale solo pochi accenni quasi tutti scontati se non irrilevanti.
Mi si potrebbe dire: ma il film vuole solo raccontare una storia d’amore attraverso gli occhi ingenui e confusi di un bambino. E sia: sempre di poca sostanza si tratta. Mamma e papà sempre al centro della scena, spesso infoiati quanto perennemente ossessionati dal sesso e dalla gelosia: il film praticamente è tutto qui. Con momenti a volte decisamente sopra le righe. E cioè: se si capiscono le ragioni di scena di tutte quelle tette e tutti quei culi (in quanto tette e culi artistici) che dire però di quei ripetuti lunghi e interminabili preliminari d’amplesso, a volte decisamente fini a se stessi per non dire altro, che vorranno mai significare? Mostrati da uno poi come Luchetti finora sempre molto attento a evitare qualsivoglia sbracamento? Boh. Mah.

Conoscendo bene tutto il (buon) cinema di Luchetti credo che questo sia forse uno dei meno riusciti. Forse Luchetti avrebbe fatto meglio a calcare di più il registro della commedia, genere che sembra quello a lui più congeniale. Troppo leggero per essere un film drammatico e troppo fiacco per essere una commedia brillante, Anni felici rimane a metà strada e delude.

Voto: 5,5

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2 pensieri su “Anni felici, che delusione

  1. Alexdoc

    Per me è un altro che il meglio lo ha già dato. Alcuni suoi film mi sono piaciuti molto, ma ricordo anche tremende cadute come “Dillo con parole mie”, che sembrava una specie di musicarello anni ’60. Per poco riuscito che sia questo non sarà peggio di quello, è impossibile.

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