Il Corriere e quei poveri banchieri vittime della finanza

Questa poi dei banchieri, i principali responsabili dello sfacelo economico, che grazie alla spudorata compiacenza dei media si ergono a vittime della crisi è veramente il massimo. È come, per così dire, se Totò Riina si mettesse a spiegare di essere diventato mafioso perché non riusciva a trovare un lavoro fisso. Ed è secondo me ancora più grave che uno dei giornali più importanti (se non il più importante) come il Corriere della sera non si vergogni per esempio di far passare simili scemenze che non stanno né in cielo né in terra.

D’accordo, i giornali tutto sono tranne che indipendenti, ma ci dovrebbe essere un limite a tutto. Ci dovrebbe essere insomma una soglia minima di decenza oltre la quale non si dovrebbe mai andare, ci dovrebbe essere cioè un rispetto minimo garantito nei confronti dei lettori. Ma forse è proprio questo il problema: il Corriere della sera è un giornale a volte decisamente ridicolo perché ha dei lettori altrettanto ridicoli. Centinaia di migliaia di lettori nelle migliori delle ipotesi ottusi e ignoranti o peggio ancora delle grandissime teste di cazzo (ipotesi per cui chiaramente io propendo e non da ora). Loro ovviamente, questi pittoreschi paladini della libera stampa che in cuor loro immaginano di essere, non lo sanno o forse fanno finta di niente, ma è bene (non se ne abbia a male chi rientra a tutti gli effetti nella categoria) che qualcuno gli dica la (dura) verità.

Altrimenti non si spiegherebbe come mai giornali come appunto il Corriere della sera (ma è solo uno dei tanti) possano essere così intellettualmente disonesti e non debbano mai rispondere delle proprie nefandezze, soprattutto nei confronti poi di chi il giornale lo compra (continua a comprarlo) nonostante tutto. D’altronde, se così non fosse non si spiegherebbe, sempre in tema di media e comunicazione, il successo televisivo di cialtroni come Gerry Scotti o Paolo Bonolis o altra gente così. È proprio la loro stupidità a decretarne il trionfo da parte di milioni di italiani per cui la tv è come uno specchio in cui riconoscersi compiaciuti e soddisfatti. Piacendosi, tra l’altro, assai.

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5 pensieri su “Il Corriere e quei poveri banchieri vittime della finanza

  1. francesco

    Segnale, però su questo non sono d’accordo. il tema delle sofferenze, dei mancati pagamenti, delle dilazioni procrastinate all’infinito esiste. guardare indietro, cioè alle cause, è esercizio utile fino ad un certo punto. il punto è che, ovunque, è come se ci fosse una tavola imbandita ma con un solo panino e siamo in tre a dover mangiare. chi arriva primo vince e mangia. questo oggi è il “prendere soldi” in Italia. e prima di diarli è normale che uno spacchi il capello in 4. banche comprese

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  2. fabiof62

    al di là del merito della questione, non capisco perchè chi legge un giornale che non ti piace sia un “ignorante ottuso testa di cazzo”.
    allora comunica qual è il giornale unico a cui conformarsi…

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  3. segnaleorario Autore articolo

    Secondo me il compito principale della stampa è quello di controllare la politica e non il contrario come succede invece in Italia, dove (sempre secondo me) non esiste di fatto una separazione tra politica e giornalismo. Non esiste né al Corriere ma nemmeno al Fatto Quotidiano. In Italia c’è solo giornalismo militante che si differenzia in giornalismo dichiaratamente di parte (come Libero o come la Repubblica) o che finge di essere al di sopra delle parti (come il Corriere o come la Stampa).

    Spesso chi fa il giornalista fa anche il politico e viceversa. Basta vedere un talk show per capire che c’è poca differenza tra un editorialista e un dirigente di partito. E in Italia nessuno lo trova anormale, anzi. Per molti italiani è inevitabile che il giornalista sia sempre e solo un tifoso di un partito, di una corrente, di una lobby, di un gruppo economico, di qualsiasi cosa.

    Detto questo, se poi ci sono dei lettori cui evidentemente piace avere una stampa controllata dalla politica, permettimi almeno di dissentire (anche se magari troppo sguaiatamente).

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    1. segnaleorario Autore articolo

      Che poi mi aspettavo qualcuno mi contestasse il mio abbonamento Sky. Non c’è un conflitto d’interessi più di quello di Sky che gestisce il calcio ed è allo stesso tempo controllore di se stesso. Quando si parla di diritti tv Murdoch viene sempre messo in ombra da Berlusconi, come se il conflitto d’interessi riguardasse solo Berlusconi.

      Quante volte ho scritto (e sognato) che se tutti noi insieme staccassimo la spina a Sky (e Mediaset) realizzeremmo una vera e propria rivoluzione? Ma ci vuole coraggio e io non ne ho (a dire la verità l’ho fatto per due, indimenticabili, stagioni – 2006/07 e 2007/08 – guardando tutte le partite in un Inter Club di cui tra l’altro continuo a rimanere socio, ma poi gli affetti domestici hanno preso il sopravvento…)

      Quindi per onestà intellettuale devo dire che per quanto riguarda il calcio rientro anch’io a tutti gli effetti, ahimé, nella stessa categoria dei lettori del Corriere…

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  4. fabiof62

    mi fa piacere che tu abbia spiegato il meglio il tuo pensiero, abbandonando certi giudizi netti che, a volte, ti caratterizzano.
    detto questo, sono assolutamente d’accordo con te sulla inaffidabilità della categoria dei giornalisti in generale, nonchè sulla loro autoreferenzialità e mania di protagonismo.
    Tuttavia, sui quotidiani, o almeno su alcuni tra cui il Corriere e La Stampa (giusto per citare due da te segnalati), certo non su Libero e/o Il Giornale e/o Il fatto Quotidiano e/o La Repubblica, ci sono però anche editoriali e commenti scritti da terzi per cui, grosso modo, vengono evidenziati anche punti di vista diciamo più variegati, comunque utili per farsi una propria opinione.
    tanto, poi, nessuno di noi sa come stanno davvero le cose…
    sul tema del post invece, pur essendo d’accordo con le responsabilità dei banchieri, però purtroppo credo che quando una banca fallisce, i primi a rimetterci sono i piccoli risparmiatori.
    scusami per la lunghezza dell’intervento….

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