Valeria Straneo raccontata da Emanuela Audisio

Un'immagine della maratona di Mosca

Un’immagine suggestiva della maratona di Mosca

È talmente bello l’articolo di Emanuela Audisio sulla medaglia d’argento vinta ai Mondiali dalla maratoneta Valeria Straneo che non posso fare a meno di copiaincollarlo integralmente:

CI VUOLE fegato per correre in testa dal primo chilometro la maratona. E sotto il caldo. Ma non serve la milza e Valeria Straneo non ce l’ha. Era anemica, soffriva di sferocitosi, una disfunzione genetica che distrugge i globuli rossi.Così nel 2010 l’hanno operata e le hanno asportato la milza. Un’altra si sarebbe fermata, lei finalmente ha iniziato a correre, a scappare avanti. E a vincere: a Mosca è argento, 2h25’58”, primato stagionale, sorpassata solo negli ultimi due chilometri dalla keniana Kiplagat (2h25‘44), ma si mette dietro la giapponese Fukushi.La maratona femminile azzurra torna con l’argento in cima al mondo, 18 anni dopo il bronzo di Ornella Ferrara a Goteborg ‘95. Valeria arriva con 13 secondi di distacco, dopo aver guidato sempre lei. «Non mi sono mai voltata indietro, ad un certo punto mi sono preoccupata, perché a parte la keniana, non vedevo più le altre. Oddio, mi sono detta, forse c’è qualcosa che non va. All’ultimo chilometro non avevo più gambe, mi facevano un male pazzesco, non vedevo l’ora di entrare in questo maledetto stadio». Bionda, occhi azzurri, un brillantino sul naso, astemia, erre moscia. Tutto il contrario delle creature dell’altopiano africano. E’un magnifico modo per iniziare il mondiale, non solo per la medaglia, ma per la testa alta. Un’italiana che scappa subito, che fa la sua corsa, che non aspetta, che non si illude, né delude. «Ce l’ho fatta con la regolarità, sapevo che la mia avversaria verso la fine avrebbe dato uno strattone. Ho seguito i consigli della mia allenatrice Beatrice Brossa e del dt Massimo Magnani, un ritmo attorno ai 3’25». Già, ha anche una coach donna che per tutto il percorso l’ha incitata con il megafono e che dice: «È tosta».Su Valeria c’è poco, ma si può dire molto. Ha già vissuto: è laureata in lingue e letteratura straniera (infatti parla inglese), ha fatto la maestra d’asilo. È la più vecchia tra tutte le medaglie della maratona. Valeria ha 37 anni e 125 giorni, la rumena Dita, bronzo a Helsinki nel 2005, ne aveva 35 e 203 giorni. Non solo, ma Valeria è la prima europea a salire sul podio dopo otto stagioni. Tanto che tutti a fare la battuta: Straneo, ma vero. È mamma, di Leonardo e di Arianna, sette e sei anni. «I miei figli sono rimasti in vacanza in montagna, mio marito è qui e anche mio padre, che per vedere me ha preso per la prima volta l’aereo».

Valeria Straneo seconda alla maratona dei Mondiali

Valeria Straneo seconda alla maratona dei Mondiali

Gente piemontese, di Alessandria. È alla settima vera maratona della sua vita, la prima in questa stagione, a Londra fu ottava, qui è filata via con gli occhiali da sole e i suoi braccialetti (nodo della fortuna). Ha fatto quello che sa fare, senza paura, correre con un ritmo a lei congeniale, al passaggio al 35esimo chilometro aveva ancora energie da spendere: 2h01’05” e la Kiplagat, con più qualità muscolari, sempre dietro. Il cambio di marcia della keniana arrivava a 2h19’, oltre il quarantesimo chilometro, e non c’era niente da fare. Valeria era sempre lì, inseguiva, ma non cedeva. E con l’altra compagna, Emma Quaglia, arrivata sesta, con bella rimonta e 24 sorpassi,anche per lei un buon risultato, in gara si è data un bel cinque sotto il Cremlino. «Siamo amiche, era un gesto che ci andava di fare».
Ecco, finalmente una che vince, sorride, è felice, non storta, non se la prende con la malattia che le ha tolto anni di passione e incoraggia l’amica Emma, laureata in medicina dello sport, anche lei operata nel 2005 per un tumore alla tiroide. E’ un’Italia di donne normali, che vanno per la loro strada, che hanno anche sofferto, ma non ve lo fanno pesare. Emma Quaglia: «Ero a letto e mi documentavo su internet per sapere se altre sportive si erano riprese dalla mia stessa operazione, ho visto che c’era una sciatrice, allora ho sperato».
D’inverno le due azzurre si allenano in Kenya, vicino a Eldoret. Mentre Edna Kiplagat, 34 anni, sergente della polizia, la prima a vincere due titoli mondiali consecutivi nella maratona, va a Boulder, in Colorado. Anche lei è mamma, di figli ne ha quattro, perché ha adottato anche i due della sorella, morta di un tumore al seno. E’ una maratona che ha attraversato la vita, questa che apre i mondiali con un po’ di azzurro. E che ha un solo consiglio tecnico: parti e vai.

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