Quella presuntuosa della sorella di Rimbaud

La copertina di I giorni fragili di Arthur RimbaudHo deciso di leggere I giorni fragili di Arthur Rimbaud perché tutto ciò che riguarda Rimbaud mi interessa e poi, in secondo luogo, perché il libro pubblicato, ormai quasi dieci anni fa, da Philippe Besson era abbastanza esile e quindi facile da affrontare in scioltezza e da leggere in poco tempo.

Infatti, ci ho messo poco più di tre ore a finirlo, anche perché il libro — un po’ romanzo un po’ saggio — è di facile lettura. Ma non era esattamente quello che mi aspettavo e l’ho trovato abbastanza deludente. Nonostante parli di Rimbaud, del suo ritorno a casa nelle Ardenne e nonostante la mia venerazione per Rimbaud (forse inferiore soltanto a quella nei confronti di Dino Campana) mi ha convinto poco. Sì, d’accordo, l’amore fraterno ritrovato tra due esseri altrettanto speciali anche se in modo diverso come Arthur Rimbaud e la sorella Isabelle con sullo sfondo il dolore muto di una madre che non riesce ad accettare la diversità del figlio forse prediletto è, non dico di no, tutto molto bello. Ma è poco rispetto a quello che mi aspettavo.

Non fosse altro perché non ho trovato sufficientemente credibile l’idea di Besson di diventare la sorella e attraverso di lei raccontare così in prima persona gli ultimi mesi di vita del fratello. Mi sembra una, come dire, “licenza poetica” come minimo un po’ troppo presuntuosa. A mio avviso decisamente poco simpatica anche per quei cultori di Rimbaud come me che pur di sentire parlare di Rimbaud vogliano dimostrarsi tra i più accomodanti e permissivi.

Voto: 5

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