Violeta Parra, cupa agiografia che annoia e deprime

La locandina di Violeta ParraNiente da fare, di prime visioni non dico belle ma passabili manco a parlarne. Mentre Hollywood continua a mettere sul mercato superficiali fumettoni patologicamente violenti per contro tra le poche offerte in alternativa ecco film esageratamente seriosi come Violeta Parra che, pur con tutta la buona volontà da vecchio e paziente cinefilo, annoiano e deprimono.

L’arte del saper raccontare sembrerebbe essersi improvvisamente persa, nemmeno a voler cercare magari una qualche via di mezzo. Fermo restando che rispetto a un certo presunto quanto palloso cinema d’autore magari concepito solo per partecipare ai festival — e Violeta Parra sembra rientrare a tutti gli effetti in questa categoria — per quanto mi riguarda sarà sempre meglio qualsiasi pellicola commerciale purché fatta come si deve e cioè con un minimo di verosimiglianza.

La cupa agiografia della cantante folk, pittrice e poetessa cilena è di rara pesantezza narrativa. Roba da far sicuramente rimpiangere gli Inti-Illimani. Mi viene il sospetto che Andrés Wood, il regista, le faccia un torto notevole nel rievocare la sua vita e le sue canzoni in maniera così sciatta e decisamente triste. E mi chiedo a chi possa interessare — e soprattutto perché — una cosa del genere. Se non immaginare un uso didattico con proiezioni scolastiche per torturare inermi studenti con l’evidente scopo di dissuaderli dall’amare il cinema prima ancora che la musica.

Voto: 4

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