Civati il visionario e il partito (poco) democratico

Il nuovo sito di Giuseppe Civati

Giuseppe Civati (qui il nuovo sito e qui il vecchio blog) a me ispira molta simpatia e pur non votando il Pd manco sotto tortura farò sempre il tifo per lui e per la sua incredibile, utopistica, convinzione di poter cambiare le cose. Di poter liberare nello spazio di pochi giorni — il tempo necessario cioè per dar vita a un (sic) congresso — un partito ostaggio di bande politicamente armate. Bande ferocissime, decisamente spietate e pronte a tutto pur di difendere le loro rendite di posizione, i soldi a cui non si può più fare a meno e il potere — dove lo mettiamo il potere con la sua irrinunciabile visibilità mediatica? — così duramente acquisito nel corso degli ultimi vent’anni.

Ma a parte questo, quello che più mi colpisce e mi fa sorridere dell’ingenuità visionaria e per certi aspetti vagamente psichedelica del buon Civati (che di esagerazione in esagerazione nello spararle sempre troppo grosse rischia però seriamente di diventare una maschera tragicomica della sinistra, cosa che gli auguro non avvenga mai) è quando si dice convinto di poter diventare niente di meno che segretario del Pd pur avendo tutti contro, dai capi dei clan fino ai più umili servitori di sezione. Di riuscire cioè a prevalere quasi gandhiamente, attraverso una sorta di miracolo, grazie alla forza delle sue idee. Grazie cioè all’indubbia onestà intellettuale e alle idee veramente di sinistra che lui, il buon Civati, non si stanca mai di portare avanti nonostante tutto e tutti. Nonostante Napolitano, nonostante l’improcrastinabile inciucio con Berlusconi (evidentemente avversato solo a chiacchiere) nonostante gli F35 e tutto il solito teatrino quotidiano. Come se improvvisamente cioè il popolo non più di sinistra ma del Pd venisse folgorato sulla via di Damasco e colto da lancinanti e irrefrenabili sensi di colpa decidesse così su due piedi di pentirsi e al posto di Matteo Renzi sceglierebbe proprio lui, il candidato veramente di sinistra, il buon e molto più serio Civati. Dice infatti il futuro segretario del Pd che grazie a lui il Pd diventerà un partito incredibilmente di sinistra:

 “Credo veramente in una vittoria, penso che la maggior parte del Partito democratico sia sulle mie posizioni o quanto meno si ponga le stesse domande che mi pongo io”.

Tutto ciò è, detto con una parola sola, commovente. Non c’è altro commento da fare. Troppo bello, veramente. Solo che c’è inevitabilmente una domanda che mi piacerebbe fare al caro Pippo (la sua incrollabile fiducia nella sinistra è tale che quasi mi commuovo e proprio per questo mi sento particolarmente vicino a lui e alla sua follia rivoluzionaria) ed è questa: ma da quando in qua la base del partito, del Pd ora come in passato del Pci, ha mai contato qualcosa? Lo sappiamo tutti che la maggioranza di chi sostiene e vota il Pd vorrebbe Civati segretario. Ci mancherebbe altro. La maggioranza degli elettori proviene dal Pci o comunque quello che è poi diventato. Senza il Pd, senza cioè i voti a scatola chiusa garantiti dall’elettorato di sinistra del Pd gli ex democristiani, Franceschini per dire o il rottamatore (sic) Renzi avrebbero più o meno gli stessi voti di Casini. O sbaglio? Caro Pippo, che dici mai? Lo sappiamo benissimo che la base del partito ti farebbe segretario tutta la vita. E ci mancherebbe pure non fosse così, dato che sei uno di loro, che pensi, parli e vivi come loro.

Ti farebbe subito segretario così come avrebbe voluto se non Rodotà almeno Prodi presidente della Repubblica. Come avrebbe voluto, sempre quella stessa maggioranza di cui parli, allearsi con Grillo invece di fare il governo delle larghe intese. E se poi proprio non era possibile mettersi d’accordo con Grillo allora si sarebbe dovuto abolire subito il Porcellum per poi tornare subito, democraticamente, al voto. Eppure, non è successo niente di tutto questo. Anche se, caro Pippo, era la maggioranza assoluta a volerlo, la maggioranza non solo degli elettori del Pd ma, se ci aggiungiamo anche buona parte dei grillini, perfino del Paese. E allora? E quindi? Tu caro Civati che sei laureato, hai studiato e leggi tanti libri dovresti sapere benissimo che in Italia avere la maggioranza non significa niente e, soprattutto, non serve a niente. Tantomeno a cambiare le cose. Men che mai il Pd.

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