Zagrebelsky, il governo Letta e il vecchio piano di Licio

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Certe volte non posso fare a meno di pensare che forse esagero, che forse sono io che in momenti di così grande confusione ho inevitabilmente perso quei necessari punti di riferimento per capire bene quello che sta succedendo in Italia. Tipo che il governo Letta, sarà un caso oppure no, secondo me praticamente sta di fatto realizzando il piano di rinascita democratica (sic) della P2 di Licio Gelli. Boom!, mi si potrà dire, certo che a volte le spari proprio grosse. E in effetti di fronte alla calma piatta sui media e alla generale indifferenza in cui si sta tentando ancora una volta di cambiare la Costituzione ( e, diciamo così, indirizzarla in un certo modo) quasi me ne faccio una ragione pure io. Forse esagero. Però oggi in un’intervista sul Corriere della sera ad esprimere le mie stesse, diciamo così, perplessità è anche uno come Gustavo Zagrebelsky Gustavo Zagrebelskyle cui preoccupazioni certamente non possono (almeno si spera) passare inosservate. Intervista — che si può leggere on line qui sul sito di Giustizia e libertà e i cui contenuti vengono rilanciati giustamente anche dall’Huffington Post — di cui copioincollo, in particolare, due delle risposte date da Zagrebelsky ad Aldo Cazzullo:

Lei pensa che la destra se ne avvantaggerà a scapito della sinistra?
«Dal punto di vista delle riforme, la danza la sta menando la destra. Il presidenzialismo è un tema tradizionale della destra autoritaria, cavallo di battaglia già del Msi, poi cavalcato dal partito di Berlusconi. Ed è uno dei punti centrali del piano di Gelli. Queste cose non si usa dirle più. Sembrano politicamente scorrette. Ma la continuità di un’idea della politica che non è nata oggi vorrà pur dire qualcosa. Quelli che a noi paiono pericoli mortali, per loro sembrano opportunità. Invece alla visione e alla pratica della democrazia, secondo la sinistra e secondo la sociologia politica cattolica, quell’idea è stata sempre estranea. Non ricordo chi diceva: la destra propone, la sinistra segue; ma solo la destra sa quel che si fa».
Autorevoli esponenti del centrosinistra, a cominciare da Prodi, hanno aperto al presidenzialismo.
«Non so che dire. Non me lo spiego. I cattolici sono sempre stati irremovibili nel difendere una concezione politica che non poteva incarnarsi nell’uomo solo al potere. Alla Costituente, Calamandrei avanzò la proposta d’un sistema all’americana: presidenzialismo unito a federalismo, diritti di libertà, forti garanzie, a cominciare dall’indipendenza della magistratura e della Corte costituzionale. Ma non raccolse consensi. Riproporla ora mi pare effetto della sindrome di Stoccolma».

Insomma, più chiaro di così…

Licio Gelli a Villa Wanda

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Un pensiero su “Zagrebelsky, il governo Letta e il vecchio piano di Licio

  1. alexdoc

    A Prodi va improvvisamente bene il presidenzialismo perchè per vendicarsi ancora di più vorrebbe diventare presidente con quel sistema. Già una volta ha vinto le elezioni grazie a uno storico cavallo di battaglia della destra ex missina, il voto agli italiani all’estero, ci vuole riprovare.

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