Paolo Gentiloni padrone del cane da guardia di se stesso

Gentiloni candidato a sindaco di Roma

Scoprire che Paolo Gentiloni sarebbe disposto a rinunciare alla pensione da giornalista se venisse eletto sindaco di Roma mi fa venire in mente, risata a parte, due considerazioni.

La prima è: ma come ha fatto Gentiloni ad andare in pensione da giornalista? Mi deve essere sfuggito qualcosa. Quando e dove ha fatto il giornalista se è sempre in tv? Chi gli ha versato i contributi e perché? E come fa — sono andato a controllare la sua data di nascita — ad essere già in pensione se è in Parlamento da tre legislature e non ha, per giunta, nemmeno 60 anni?

La seconda considerazione: in Italia è perfettamente normale (anzi c’è un’identificazione totale o quasi) fare (sic) il giornalista e allo stesso tempo fare (sic) il politico. In Italia è perfettamente normale che un giornalista faccia contemporaneamente il politico o il contrario. D’altronde, si sa, in Italia il controllato è spesso anche il controllore di se stesso. Per quello poi, mi si potrebbe sarcasticamente dire, che è capace di controllare un giornalista in Italia…

Per fare una semplice analogia che forse aiuta a capire l’assurdità della situazione è un po’ come se in un’aula di giustizia Gentiloni ricoprisse contemporaneamente sia il ruolo della pubblica accusa e sia quello dell’avvocato difensore. E noi cittadini, che sempre in questa ipotetica aula di giustizia saremmo al posto dei giudici, dovremmo valutare quello che sostiene Gentiloni prima come pm e poi come avvocato che sconfessa il pm. Chiedendogli magari ogni volta: senta Gentiloni, ora sta parlando come giornalista o come politico, come magistrato o come avvocato? Sta parlando, cioè, il cane da guardia della democrazia che c’è in lei o piuttosto il padrone dello stesso disgraziatissimo cane? Ditemi voi se l’Italia sia un Paese serio e se lo potrà mai diventare.

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