Bersani e la politica senza il presente

Il piano governativo di Bersani

Su Repubblica Pier Luigi Bersani annuncia: ecco i miei 7-8 punti da realizzare subito. Caspita, che tempismo. Conoscendo i tempi della politica italiana, sembrerebbe già un primo piccolo grande cambiamento, quello stesso cambiamento tanto auspicato dallo stesso Bersani. Tanto che viene da chiedersi: vuoi vedere allora che la politica sta veramente, per così dire, cambiando? Però  basta leggere l’intervista per capire subito che si tratta di un falso allarme. Ebbene sì, siamo di nuovo alle solite.

Quali sono ‘sti cazzo di disegni di legge? Niente da fare: nell’intervista di Repubblica Bersani illustra genericamente i temi delle questioni irrisolte che conosciamo tutti quanti e cioè lavoro (sic) pagamento delle pubbliche amministrazioni alle imprese, sistemi universalistici negli ammortizzatori sociali, democrazia (sic) numero e stipendi dei parlamentari, finanziamento ai partiti, corruzione (che ci sta sempre bene) e, udite udite, anche conflitto d’interessi. Bene, d’accordo. D’altronde chi, a parte Berlusconi (o D’Alema) potrebbe essere in disaccordo con temi così importanti quanto urgenti? Solo che Bersani omette di spiegare nello specifico (e cioè concretamente) in che termini (e in più casi con quali risorse) questi temi della politica dovrebbero diventare disegni di legge. Praticamente, Bersani non ha detto niente di preciso. Niente che sia possibile valutare. Ha solo annunciato le tracce da seguire, ammesso e concesso che saranno seguite.

A parte il fatto che mettere il trattino tra 7 e 8 sarebbe già di per sè indicativo di come funzionano le cose nel Parlamento italiano — se l’ottavo punto è evidentemente incerto perché annunciarlo? —  il Pd non si smentisce (e come potrebbe?) nemmeno stavolta. I 7 trattino 8 punti sono da coniugare come sempre al futuro. Adesso o come sei anni fa. Vedremo, faremo, ci incontreremo, valuteremo e così via. O Bersani ancora non li sa quali siano nello specifico questi cazzo di 7 trattino 8 punti o magari, chissà poi perché, non ce li vuole dire ma li annuncia, li evoca come se fossero dei sogni che improvvisamente potrebbero (ma non è mai detto) materializzarsi in tutta la loro sconvolgente e inaudita concretezza. E il motivo è semplice: le decisioni politiche in Italia, crisi o non crisi, vanno coniugate sempre e solo al futuro. Vedremo, faremo, ci incontreremo, valuteremo. Forse.

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