L’irriducibile anima stalinista dell’ex compagno Pietro Ichino

Pietro Ichino travestito da quaglia

Comunque la si voglia mettere un cosa è sicura: chiaramente sempre e solo politicamente parlando, Pietro Ichino è — e io su questo devo dire non avevo mai avuto dubbi — un cialtrone. Assolutamente indifendibile, almeno secondo me, per la sua pretesa discontinuità (sic) con la politica del passato.

Paradossalmente ma fino a un certo punto, Ichino continua ad essere coerente con la sua storia di arrivista, termine decisamente in disuso perché poco elegante e ormai privo di significato, ma che a me continua a piacere molto. Un arrivista alla, per capirci subito, Giuliano Ferrara.

Quelli come Ichino o Ferrara da un po’ di tempo ora li chiamano, con una certa dissimulazione, decisionisti. Ma in realtà sono semplicemente né più né meno che degli stalinisti particolarmente egocentrici. Della serie il fine giustifica — sempre — i mezzi e chi non mi capisce è contro di me. Stalinisti (o decisionisti se vi suona meglio) quali sono sempre stati e rimangono. Stalinisti dentro, stalinisti per sensibilità e per educazione, stalinisti sempre. Al di là delle casacche che di volta in volta si indossano o conviene indossare.

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