Cambiare non si può

BucchiTutte le perplessità (sempre più forti con il passare dei giorni) sulla voglia o se non altro necessità di sostenere e votare un partito di sinistra direi siano diventate una certezza. Prima alcuni post di Rudi Ghedini (qui l’ultimo in ordine di tempo, decisamente critico) sugli errori commessi e poi l’esito del referendum interno (che di fatto ha bocciato qualsiasi ipotesi di rinnovamento della sinistra) non hanno fatto altro che confermare quanto le mie perplessità evidentemente non fossero del tutto infondate. Fino ad arrivare a queste ultime ore con la pubblica dissociazione dei professori di “Cambiare si può” e di “Alba” dalla lista “Rivoluzione civile” di Antonio Ingroia.

Pur di non astenermi per la seconda volta (dopo aver votato sempre e comunque) credo di avercela messa tutta. Ho seguito e sostenuto passo passo ogni iniziativa e sono andato pure a una specie di assemblea costituente che si è tenuta nella mia città, dove tra l’altro ho votato i rappresentanti provinciali. Sono passato sopra a parecchie cose pur di far prevalere lo spirito di collaborazione e solidarietà nei confronti di un progetto nuovo (ma uno che sia uno) e quindi inevitabilmente con tanti difetti. Ma non c’è stato niente da fare: alla fine sono riusciti a farmi arrendere.

Era stato chiesto ai partiti aderenti al progetto di fare un passo indietro. Invece, non solo i candidati saranno puntualmente scelti dalle segreterie con la consueta riproposizione dei soliti leader e dirigenti, ma i partiti aderenti al progetto non rinunceranno nemmeno ai loro simboli. Altro che discontinuità, altro che scioglimento di vecchi e inutili partiti senza più nessuna credibilità. Tutto rimane uguale, come prima e più di prima. Quasi una riproposizione, insomma, di una delle più fallimentari esperienze della sinistra quale è stata la lista Sinistra Arcobaleno. Eppure, alle politiche di quattro anni fa, gli elettori di sinistra mi sembra siano stati abbastanza chiari nell’aver bocciato senza appello una proposta del genere. Perché mai ora dovrebbero improvvisamente ripensarci e trovarla così interessante? La domanda, a questo punto, è: Cambiare si può? Risposta: no. Cambiare — evidentemente — non si può.

Annunci

4 pensieri su “Cambiare non si può

  1. Rudi

    Pienamente d’accordo con l’analisi, non con la conclusione (almeno finché non
    vedrò le liste).
    Le elezioni sono sempre un passaggio critico, guarda nel Pd e in Sel cosa sta succedendo, dunque non mi meraviglia quello che è successo in un’aggregazione allo stato embrionale…

    Mi permetto di linkare un articolo che ho scritto, senza eccessive speranze ma anche perché l’unica alternativa che vedo è il non voto…
    http://www.ilmanifestobologna.it/wp/2013/01/due-semplici-condizioni-per-chi-si-candida-in-rivoluzione-civile/#more-3630

    Mi piace

I commenti sono chiusi.