L’Ilva di Taranto e le prime rappresaglie della famiglia Riva

Ritorsione dell'Ilva sugli operai

Com’era prevedibile, il decreto legge firmato dal governo Monti è di fatto un’arma micidiale in mano alla famiglia Riva per garantirsi l’impunità presente, futura e retroattiva. E, com’era prevedibile, col ricatto occupazionale che il decreto legge permette alla famiglia Riva di esercitare  ancora più che in passato, l’Ilva sta puntualmente (e sistematicamente) mettendo con le spalle al muro non solo la magistratura ma tutte le istituzioni.

In sintesi: o si fa come dice (e vuole) la famiglia Riva (permettere cioè che l’acciaieria continui a inquinare impunemente) o a farne le spese, a pagarne in ogni caso le conseguenze, saranno sempre e solo gli operai.

Ad ogni azione – legale – corrisponderà una reazione – illegale – uguale e contraria. E con le proporzioni di una rappresaglia nazista: per ogni tentativo di far rispettare il diritto 1400 operai subito in cassa integrazione. Si vanno ad aggiungere agli altri 1.200 operai finiti in cassa integrazione dopo il sequestro dell’impianto. Tanto per gradire, perché il bello (o a seconda dei punti di vista il brutto) deve ancora venire.

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