Concita De Gregorio, i rettili dell’Ilva e i soldi presi dal Pd

Emilio Riva

Emilio Riva

Cara Concita, come non condividere quello che dici

Anche a non essere lombrosiani, e diventa ogni giorno più difficile, lo spettacolo dei volti dei Riva  padre e figlio  e del loro ufficiale pagatore Girolamo Archinà dice della vicenda Ilva almeno quanto, forse più delle parole. Che l’erede di una fortuna costruita sulla morte per cancro di centinaia di operai dica al telefono ‘Due tumori in piú? Una minchiata’ e’ un’enormità non tanto aggravata quanto illustrata dalla sua faccia. Rettili, questo sembrano i tre affiancati in foto. Archinà, l’equivalente del ragionier Spinelli, come ciascuno in città sa aveva a libro paga non Olgettine ma arcivescovi e cardinali.

Concita De Gregorio

Concita De Gregorio

Che per 52 anni la chiesa tarantina si sia lasciata zittire con una mancia mensile é della storia il dettaglio più indecente. Con una mano si avvelenavano i lavoratori e con l’altra si costruiva, nel quartiere della morte – i Tamburi – la chiesa di Gesù divin lavoratore con un mosaico in stile socialismo reale dove i dirigenti della fabbrica e gli operai, i pescatori e i padroni, tutti insieme, rendono omaggio al dono del lavoro portato dal Cristo. All’ombra di quel mosaico e in cambio dei denari avuti per altre magnificenti opere di carità i preti hanno per anni consolato le vedove e le orfane, che vuoi ragazza mia, e’ il volere del Signore. Se gli uomini morivano a 40 anni, se i bambini nascevano con la leucemia. Una fatalità, preghiamo.

Saggi, intanto, gli amministratori e i politici che si sono succeduti nelle decadi si sono ben guardati dall’aprire a Taranto un centro pubblico di oncologia pediatrica:  i bimbi  malati meglio mandarli a curarsi e a morire fuori ,così non entrano nel conto in carico alla città e non fanno statistica. I bambini: gli stessi che nei loro disegni dipingono la fabbrica che sputa ‘ minerale’ come un drago. I bambini che tornano da scuola con la faccia che luccica di polvere, i ‘minori’ che secondo l’ordinanza del sindaco è meglio non far giocare per strada, ai Tamburi. Teneteli a casa.

e il coraggio con cui lo fai?

Ma che a Taranto si muore di cancro e che la fabbrica che dà da vivere è la stessa che stermina famiglie intere lo sanno tutti da decenni e lo sopportano: gli ultimi perché non hanno alternative, tutti gli altri perchè gli conviene. Chiunque ti spiega il ‘peccato originale’ quale sia stato: aver deciso di collocare la zona di stoccaggio e di lavorazione a caldo a ridosso della città e non dal lato opposto come sarebbe stato logico. Perché? Per risparmiare qualche metro di nastro trasportatore dei materiali dal porto. Per spendere meno, insomma, e pazienza se le fornaci che sputano veleno minerale stanno a ridosso delle case. Quando? 52 anni fa, nel 1960. Mezzo secolo.

Ce ne sarebbe stato di tempo per chiedere ai padroni dell’acciaio, da ultimo  ai Riva,  interventi di bonifica drastici, per obbligarli con le leggi, per evitare di lasciarsi comprare e per denunciare i corrotti. Per evitare che si arrivasse al punto in cui a pagare sono come sempre quelli che hanno da vendere soltano il loro lavoro,  la vita compresa nel prezzo, e di entrambi restano senza. Le lacrime di coccodrillo, parlando di rettili, sono una pratica ignobile e in tempi come i nostri insopportabile. Suscitano rabbia e furore, legittimi. Se fossi un candidato premier oggi sarei all’Ilva a parlare con gli operai che la occupano: soprattutto sarei lì ad ascoltarli e pazienza se insultano. Hanno ragione loro e bisogna dirglielo. Assumersi le proprie responsabilita, scusarsi senza dar le colpe ad altri che le colpe politiche si ereditano e si scontano, ascoltarli e dire: avete ragione.

Però non hai scritto una parola sui soldi che la famiglia Riva dava (avrebbe dato?) anche al Pd e in particolare al segretario del Pd Bersani. Se Riva ha potuto fare quello che voleva con (dicono) 600 milioni di utlili all’anno senza aver mai speso un solo euro (questo è certo) per Taranto non è mica solo colpa di una parte politica. Anzi. Per me le responsabilità del centrosinistra sono perfino più gravi. E, sempre in tema di coraggio, bisognerebbe sottolinearlo.

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10 pensieri su “Concita De Gregorio, i rettili dell’Ilva e i soldi presi dal Pd

  1. francesco

    io penso che sulla vicenda ILVA noi dovremmo vedere la cosa non con i nostri occhi, ovvero di chi vive distante e se dotato di un pò di buon senso non può non affermare che si stia di fronte ad uno schifo immenso. magari dovremmo vedere la cosa con gli occhi di una famiglia tarantina, che abita a Tamburi, il cui capofamiglia con i trni notturni e festivi guadagna 2.000 euro al mese e mantiene una moglie casalinga e magari due figlioletti. famiglia che ha pure comprato un quadrilocale sempre a Tamburi di 90 mq pagandolo 145.000 euro e ha un mutuo di 110.000 euro. Segnale, capisci cosa voglio dire, no?

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    1. segnaleorario Autore articolo

      Certo che sì. Ma il problema non è il bisogno di lavoro e né l’Ilva che inquina. Il problema di Taranto (e dell’Italia) è la politica corrotta che ha svenduto non l’ex Italsider ma tutta Taranto alla famiglia Riva e non ha obbligato la famiglia Riva a mettersi in regola, a fare – a proprie spese – tutte le bonifiche. Conosco questa storia dall’estate del 2000 e l’ho seguita a più riprese per dieci anni. Ed è grazie allo schifo che ho visto a proposito dell’Ilva che ho scoperto come funzionava veramente il Pci-Pds-Ds.

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  2. roberto

    ricordate chi nel 94/95 ha svenduto l’Ilva ai Riva ? L’ex chiacheratissimo ministro Dini. Già allora i Riva godevano di pessima reputazione negli ambienti industriali per la loro spregiudicatezza imprenditoriale. Ex ministro Dini hai qualcosa da dire ?

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