Bella addormentata, per me un capolavoro

Un'inquadratura di Bella addormentataBello come può essere bello prendere qualche cazzotto nello stomaco, questo è Bella addormentata di Marco Bellocchio. Ma è un capolavoro. Lo è per la grande sensibilità e l’indubbio coraggio di un autore (in passato da me ingiustamente sottovalutato e riscoperto soltanto di recente) estremamente lucido e  onesto.

Capolavoro su capolavoro la scelta davvero felice di affidare il ruolo di protagonista a un Toni Servillo la cui bravura, evidentemente stimolato dall’essere diretto da uno dei più grandi maestri del cinema, in alcuni momenti ti lascia davvero a bocca aperta. Anche e soprattutto quando un paio di volte incespica su una parola eppure magicamente l’errore rende l’interpretazione più credibile ancora.

Toni ServilloFilm duro che prende a pretesto il caso di Eluana Englaro per raccontare quanto siamo diventati non brutti ma orrendi. Duro eppure non impietoso nei confronti del dolore che abbrutisce e umilia, duro eppure non manicheo.

Marco Bellocchio  ci mostra un’Italia stupida e cattiva che vive (o sopravvive, sarebbe meglio dire) e va avanti più per forza d’inerzia che per altro. Un’Italia stanca e disperata che disperatamente si fa prendere per mano (o sarebbe meglio dire trascinare) da una Chiesa sempre più onnipresente che, con la scomparsa della politica e il predominio della tv, ormai tutto annette e tutto controlla.

Citando uno slogan in voga negli anni Settanta ( se quelli erano tragicamente cupi, sembra quasi suggerire Bellocchio, che dire allora degli attuali?) il sonno della ragione genera mostri, allora come adesso la prevalenza del cretino sembra schiacciante. La locandina del film La bella addormentataE quasi a suggellare un intero percorso artistico, qui come nell’indimenticabile opera prima I pugni in tasca è di scena la malattia e la famiglia, l’invincibile istituto familiare che amplifica più che attutire il dolore e a cui è impossibile ribellarsi se non a rischio di venir considerati pazzi irrecuperabili.

Ma a distanza di quasi mezzo secolo da quando diresse il suo primo capolavoro, lo sguardo di Bellocchio non è più disperatamente apocalittico. Perché nonostante tutto Bella addormentata racconta storie (seppur contorte) d’amore e rappacificazioni (seppur sofferte) tra padri e figli. Nonostante le nostre paure e insicurezze, nonostante la scomparsa della politica e l’avvento di un nuovo sempre più opprimente integralismo religioso, nonostante la stupidità del mondo che ci sovrasta e sommerge. Perché, alla fine, quello di cui abbiamo veramente bisogno è sapere di non essere del tutto soli al mondo e che almeno qualcuno ci voglia un po’ di bene. Ed è forse questa, sembra dirci Bellocchio, l’unica vera maniera per provare a esorcizzare in qualche modo le sofferenze della vita.

Voto 8

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