Se D’Alema e Casini fanno le stesse interviste

Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini

D’Alema e Casini insieme nel segno di Mario Monti. Nelle due interviste di oggi — D’Alema sul Corriere della sera (qui il link) e Casini sulla Repubblica (qui il pdf) — l’alleanza è servita. Dicono le stesse cose su Monti (ritenuto solido punto di riferimento e collante dell’alleanza tra moderati e progressisti) e su Nichi Vendola (qui intervistato dal Manifesto) e Di Pietro contrari alla svolta a destra. Se Vendola vuole, a certe condizioni si intende, ha ancora la possibilità di accodarsi. Ma Di Pietro (dicono usando quasi le stesse parole D’Alema e Casini) proprio no. E la colpa, dicono sempre in coro D’Alema e Casini, è solo sua, di Di Pietro e nessun altro, dal momento che si è permesso (vedi un po’ tu) di criticare perfino il presidente della Repubblica. Dice infatti D’Alema nell’intervista sul Corriere della sera:

“È Di Pietro con i suoi attacchi continui contro il partito, le istituzioni, il Quirinale, che si mette in una posizione difficilmente compatibile con una seria prospettiva di governo”.

Mentre Casini dice nell’intervista sulla Repubblica:

“Lui si è messo al margine con attacchi dissennati e ripetuti al presidente della Repubblica e anche al Pd”.

E sempre a proposito della lite in famiglia, Casini si tira fuori specificando che non è lui a pensarla come il Pd, ma è piuttosto il Pd a pensare le stesse cose dell’Udc. E, quindi, conclude beffardo Casini, Vendola se la deve prendere con il Pd e non certo con lui:

“Capisco il disagio di Vendola e Di Pietro, ma non riguarda Casini. Riguarda piuttosto le scelte politiche del Pd in Parlamento, scelte che loro non condividono”.

Questo, insomma, il futuro che ci aspetta. Quello che fortissimamente voleva, e non da ora, D’Alema. Difficile pensare si possa più tornare indietro: i giochi sono fatti. Da qui — dall’accordo politico con uno dei partiti più clientelari e affaristici del centrodestra — si riparte per aprire un’altra nuova imbarazzante pagina della sinistra italiana, che ormai non è più nemmeno possibile definirla tale.

E poi c’è chi ancora si stupisce del fenomeno Beppe Grillo. Ormai Grillo non deve fare e dire più niente, deve soltanto rimanere alla finestra. E da lì assistere, con un certo disprezzo, all’ennesimo suicidio di quel che resta del centrosinistra. Perché D’Alema e Casini non lo sanno, ma sono proprio loro i maggiori sostenitori del Movimento 5 Stelle. Ce lo sapremo ridire.

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