Se Carlo Verdone diventa uno sconosciuto

La copertina del libro "La casa sopra i portici" di Carlo VerdoneLa cosa per me più sconvolgente una volta finito di leggere La casa sopra i portici è l’aver scoperto come Carlo Verdone nella vita reale (o almeno stando a ciò che ha voluto farci sapere) sia così lontano (ma tanto) dall’idea che mi ero fatto di lui attraverso i suoi film.

Ed è sconvolgente perché il Carlo Verdone  che esce fuori dalla sua autobiografia familiare non solo non mi piace per niente, ma è proprio quel tipo preciso-preciso di italiano che proprio non riesco a sopportare. E forse magari adesso potrei anche spiegarmi perché pur apprezzando il suo grande talento comico non sono mai riuscito ad amare veramente nemmeno uno solo dei suoi tanti film. Dipenderà probabilmente dal suo punto di vista sgradevolmente razzista e paternalistico nei confronti del mondo e della vita — che traspare inevitabilmente tra le righe del libro — come e perfino più del cinico Alberto Sordi di cui si è sempre sentito l’erede naturale.

Tra l’altro, particolare non certo secondario, il libro è scritto proprio male, con un italiano assai povero e molto stereotipato. Così superficiale e sciatto da dare quasi l’impressione che uno dei protagonisti, da più di 30 anni, del cinema italiano abbia letto davvero pochi libri in vita sua.

Voto: 4

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12 pensieri su “Se Carlo Verdone diventa uno sconosciuto

  1. alexdoc

    Sono cresciuto coi suoi primi film che da bambino e ragazzo ho amato molto, lo vedevo come un amicone di famiglia. Ma col passare del tempo ho sempre pensato che fosse “quel” tipo di italiano che dici tu, molto simile al suo idolo Sordi, ma in una versione autoproclamata “de sinistra” che lo rende se possibile ancora più elitario (l’originale era se non altro più coerente, orgogliosamente democristiano che se ne fregava della “superiorità morale” dell’appartenenza a sinistra). E da sue biografie del passato e dalle interviste avevo già notato il suo italiano “povero”, che mi ha sempre meravigliato vista la sua laurea in lettere e il suo provenire da una famiglia colta che lui non ha mai perso occasione per valorizzare. Non mi sorprende nemmeno il successo del suo libro. Un punto a suo favore però: é uno dei pochi che ha avuto il coraggio di stroncare pubblicamente l’ultimo di Woody Allen.

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    1. segnaleorario Autore articolo

      Vero. Ed è infatti proprio dopo le sue dichiarazioni sul film romano di Woody Allen che ho deciso di leggere il libro.

      Ed è proprio come dici tu: Sordi era più onesto con se stesso e con il suo pubblico. Almeno non pretendeva di passare anche per uno “de sinistra”.

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  2. alexdoc

    Intendiamoci, i suoi film mi piacciono più di quelli di Sordi, come regista i due non competono, Verdone sa girare ed é un grande direttore di attori, mentre il suo “maestro” era grande a recitare ma totalmente incapace dietro la macchina da presa. Non l’ho mai trovato sincero come persona, dalle sue parole traspare e si rispecchia un’ideale “italianità” che non é quella in cui ha sempre detto di credere. Detto questo, gli ultimi suoi film sono festival delle occasioni perse per raccontare degnamente l’Italia di oggi.

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  3. francesco071966

    Mai avuto pretese particolari dall’uomo Verdone. Si vedeva lontano un miglio che fosse sconcertatamente banale nei suoi ragionamenti. E’ un attore che fa ridere, ma non e’ un/il comico (come poteva essere Troisi o com’era Benigni fino a qualche anno fa). Ma e’ un borghesuccio piccolo piccolo travestito da sinistro. A sua giustificazione parziale evidenzio che c’e’ ben di peggio in giro

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  4. GigiDiBiagio

    La cosa mi lascia del tutto indifferente. Non ho mai avuto nessuna stima del personaggio, come uomo ma anche come attore. Paragonarlo a Sordi, almeno su un piano professionale, è secondo me improponibile.
    Vale Montesano, solo con un migliore “ufficio stampa”

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  5. alexdoc

    Specifico: Sordi attore li batteva tutti. Verdone può valere Montesano come attore, ma in più é bravo regista (gli altri non lo sono).

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