Il primo e il secondo tempo di Marilyn: due film in uno

La locandina del film "Marylin"
A Hollywood ormai i film li fanno così: doppi. Come Marilyn (anche se si tratta di una coproduzione inglese e americana, è comunque un prodotto tipicamente hollywoodiano) visto ieri. E cioè: un film per il primo tempo e un altro per il secondo tempo. Uno (il primo tempo) che — come nel caso di Marilyn — comincia a raccontare una storia quasi sempre interessante, delineando bene (e comunque con grande mestiere) ambientazione, caratteri e psicologie dei personaggi. Quasi sempre poi il cast — com’è anche il caso di Marilyn — si rivela particolarmente azzeccato e i protagonisti bucano immancabilmente lo schermo. Insomma, non propriamente dei capolavori, ma cinema di un certo livello professionale, girato bene, fotografato come meglio non si può e — soprattutto (quello che a me in particolare interessa sopra ogni altra cosa) scritto come si deve. D’altronde, il soggetto — la vita di Marilyn Monroe attraverso i retroscena di un pezzo della storia del cinema come Il principe e la ballerina che l’attrice girò a Londra  con Laurence Olivier — è di quelli che non possono non attrarre, più o meno irresistibilmente. E, almeno in parte, in effetti è così.

Poi però c’è anche il secondo tempo. E, in Marilyn come ormai in tante altre pellicole hollywoodiane, tutto improvvisamente si trasforma: proprio sul più bello il film  diventa un’altra cosa. Inspiegabilmente il film si inceppa, gira a vuoto. Invece di accelerare la storia rallenta, si ferma e si spegne. Perché inspiegabilmente nella seconda parte il film cambia registro e diventa involuto e da buon esempio di metacinema brillante e disincantato si trasforma in un inatteso quanto melenso e stucchevole polpettone sentimentale.

Sembrerebbe insomma che a Hollywood pur essendo sempre interessati a cercare buone storie da portare sullo schermo, poi però queste storie quanto più sono originali e ben scritte (ed è il caso di ciò che si vede nel primo tempo anche per esempio di Marilyn) vengono inesorabilmente ricucinate e riportate sulla buona strada degli standards hollywoodiani (e qui arriviamo al secondo tempo). La sensazione è che il film venga bruscamente ricondotto sui rassicuranti binari del tradizionale prodotto medio del cinema americano. Cinema che ripropone sempre quello che, almeno secondo Hollywood, il tipico spettatore medio evidentemente si aspetta di vedere. Che è poi quasi sempre una storia d’amore, una tormentata storia d’amore. Qualsiasi sia il soggetto da cui si parte, alla fine viene fuori puntualmente la solita — tormentata — storia d’amore. Storie d’amore che a volte finiscono bene e a volte no. Come per esempio anche nel caso di Marilyn, anche se a dire la verità non so come vada a finire questa tormentata storia d’amore, se cioè finisca bene o finisca male. Perché nel frattempo, lo confesso, me ne sono tornato a casa.

Voto: 6½ (primo tempo) 3 (secondo tempo)

Annunci

3 pensieri su “Il primo e il secondo tempo di Marilyn: due film in uno

  1. Rudi

    Devo affrettarmi ad andare a vederlo: poi cominciano gli Europei, e metà dei cinematografi chiuderanno per “ferie estive”…

    Mi piace

I commenti sono chiusi.