Le inascoltate parole di Leonardo Sciascia

Il giorno della civetta di Leonardo SciasciaA proposito di mafia (e corruzione) in Sicilia (come in Italia) ricopio dal romanzo Il giorno della civetta pubblicato da Leonardo Sciascia nel 1961, più di cinquant’anni fa:

“Questo è il punto” pensò il capitano “su cui bisognerebbe far leva. È inutile tentare di incastrare nel penale un uomo come costui: non ci saranno mai prove sufficienti, il silenzio degli onesti e dei disonesti lo proteggerà sempre. Ed è inutile, oltre che pericoloso, vagheggiare una sospensione di diritti costituzionali. Un nuovo Mori diventerebbe subito strumento politico-elettoralistico; braccio non del regime, ma di una fazione del regime: la fazione Mancuso-Livigni o la fazione Sciortino-Caruso. Qui bisognerebbe sorprendere la gente nel covo dell’inadempienza fiscale, come in America. Ma non soltanto le persone come Mariano Arena; e non soltanto qui in Sicilia. Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche; mettere mani esperte nelle contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e delle piccole aziende; revisionare i catasti. E tutte quelle volpi, vecchie e nuove, che stanno a sprecare il loro fiuto dietro le idee politiche o le tendenze o gli incontri dei membri più inquieti di quella grande famiglia che è il regime, e dietro i vicini di casa della famiglia, e dietro i nemici della famiglia, sarebbe meglio si mettessero ad annusare intorno alle ville, le automobili fuori serie, le mogli, le amanti di certi funzionari: e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso. Soltanto così ad uomini come don Mariano comincerebbe a mancare il terreno sotto i piedi… In ogni altro paese del mondo, una evasione fiscale come quella che sto constatando sarebbe duramente punita: qui don Mariano se ne ride, sa che non gli ci vorrà molto ad imbrogliare le carte”.

«Gli uffici fiscali, a quanto vedo, non sono la sua preoccupazione».

«Non mi preoccupo mai di niente» disse don Mariano.

«E come mai?».

«Sono un ignorante; ma due o tre cose che so, mi bastano: la prima è che sotto il naso abbiamo la bocca: per mangiare più che per parlare…».

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3 pensieri su “Le inascoltate parole di Leonardo Sciascia

  1. voici56

    Bellissimo sunto, chapeau!

    Continuo a pensare che dipenda tutto da me, da Noi, fare in modo che il tempo non passi invano. Sono, Siamo, ancora minoranza o peggio ostaggi con la sindrome di Stoccolma.

    Personalmente mi sento colpevole.

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