Roberta De Monticelli, La questione civile[...] quando negli anni Novanta alcune Procure “progressivamente disvelano a un Paese prima attonito, poi scandalizzato, infine adirato, un abisso non solo di ruberie, ma di corruzione culturale e morale”, scandalo e ira, lungi dallo scavare a fondo nella coscienza di ognuno, presero in una maggioranza di italiani la via paradossale dell’esaltazione precisamente di quegli aspetti della vita politica che avevano confuso la funzione e l’interesse pubblico con gli affari e interessi privati. Sola e non piccola differenza, l’identificazione avviene a cielo aperto e si incarna in una persona, la radicale incompatibilità fra gli scopi privati che animano questa persona e la funzione politica che assume viene non solo occultata dietro l’eufemistica espressione di “conflitto di interessi”, ma semplicemente abolita con un assurdo “farò gli affari vostri e non solo gli affari miei”, come se il buon governo della cosa pubblica coincidesse con la spartizione di una torta, sottratta ai brutti gendarmi che pretendono non sia tua. Una maggioranza di italiani esulta e consegna il Paese nelle mani del Capo: come qualcuno scrisse lucidamente all’epoca, la contesa elettorale aveva “segnato il ripudio da parte degli elettori vincenti di molti dei valori di base della nostra Costituzione”, imponendo “valori costitutivi opposti [...] un desiderio nuovo che faccia piazza pulita dei metodi di mediazione democratica”. Stupisce che oggi, dopo che questo ripudio ha prodotto gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti, molti politici d’opposizione parlino ancora dei “moderati”, quegli elettori “moderati” che bisognerebbe riconquistare alla democrazia. Ma dov’erano questi “moderati”? Dove sono? Può essere definito “moderato” un desiderio e un programma di questo tipo? Ma qui è più viva, più efficace la voce del poeta: la lunga pazienza degli italiani di fronte agli scandali e ai latrocinii era stata “anche corresponsabile viltà”. Era “l’aver assunto [...] una vita idiotamente ‘felicitosa’ i cui modelli ci venivano proposti da anni [...] Cosa mancò perché tutto questo diventasse totale coscienza e dunque pratica di vita”? La lezione che il nostro passato sembra suggerire è triste. La democrazia non ha trovato le sue naturali fondamenta, in Italia – le naturali fondamenta della democrazia essendo la coscienza delle persone. — Roberta De Monticelli, La questione civile

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